11. MARTINI-HENRY CALIBRO 45: UNO “SPARA-LUMACHE” CONTRO IL REGNO ZULU

La storia ha in sé una componente beffarda.  A ben guardare, la maggioranza delle guerre che l’hanno animata contribuendo a costruirla hanno avuto come causa scatenante pretesti irrisori, di fatto riproposizioni della favola di Esopo rivisitata da Fedro che parla del lupo e dell’agnello, e che porta alla conclusione dell’ineluttabilità della sorte del più debole di fronte agli appetiti del più forte.  Peccato che nella Storia, per ribadire la non-morale di una favola e renderla attuale per qualsivoglia epoca, si debba pagare il prezzo non scontabile di catastrofi umane. Quando nel gennaio 1879 Lord Chelmsford, alla testa di 17173 uomini divisi in cinque colonne, attraversò il Buffalo River che faceva da confine fra i possedimenti britannici in Sudafrica e il Regno Zulu, sapeva di essere il braccio operativo di una provocazione da parte del governatore Sir Henry Bartle Frere nei confronti di re Cetshwayo, scomodo vicino al quale, nonostante le moderate disposizioni del governo di Londra, era stato inviato un ultimatum nei fatti inaccettabile, che avrebbe fra l’altro comportato il disarmo dell’esercito zulu, cessioni territoriali e significative ingerenze politiche.

martini-henry cal.45 dic.2013

Visto respinto tale ultimatum, il governatore Bartle Frere ordinò l’invasione del territorio zulu, certo che Lord Chelmsford avrebbe avuto in breve la meglio sui 60.000 combattenti che l’avversario poteva mettere in campo.  In effetti Lord Chelmsford, oltre che in se stesso, nutriva grande fiducia nel fucile d’ordinanza Martini-Henry cal.45, cui il nemico avrebbe potuto opporre poche antiquate armi da fuoco, alle quali venivano preferite le micidiali zagaglie a manico corto e punta a foglia larga, che però potevano essere usate solo nel corpo a corpo, cosa che Lord Chelmsford escludeva a priori, convinto com’era che alle prime scariche dei Martini-Henry gli zulu sarebbero fuggiti. Il Martini-Henry era un buon fucile monocolpo ben costruito, che utilizzava cartucce in foglia metallica calibro 45 (11,43 mm) con pallottola in piombo non rivestito.  Il suo punto debole, tuttavia, stava proprio nel proiettile, voluminoso, pesante e a punta semisferica, caratteristiche che lo rendevano poco aerodinamico e lento al punto da venire soprannominato “slug”, cioè lumaca.  Piuttosto impreciso sulle lunghe distanze, era al di sotto dei 300 metri che il fucile e le sue “lumache” davano il meglio, e la baionetta in dotazione, che portava il peso complessivo oltre i quattro chilogrammi, attribuiva all’insieme una buona efficacia nel combattimento corpo a corpo che gli zulu prediligevano. Fu contro quest’arma e i soldati che l’imbracciavano che Cetshwayo il 22 gennaio 1879 lanciò il proprio esercito.  Delle cinque colonne britanniche scelse quella accampata a Isandlwana, forte di 1800 effettivi, e la investì con 20.000 guerrieri.  La colonna, comandata dal colonnello Henry Pulleine, venne travolta, lasciando sul terreno 1300 morti, anche se i Martini-Henry fecero il loro dovere uccidendo almeno 1000 assalitori e ferendone il doppio.  Quando a sera Lord Chelmsford raggiunse il campo di battaglia, venne investito dal puzzo provocato dallo sventramento rituale che i caduti britannici avevano subito, e con allarme si rese conto che gli zulu potevano ormai disporre di oltre 1000 Martini-Henty e del relativo munizionamento.  Fu una colonna di 4000 guerrieri non impiegati nella battaglia a servirsene subito, attaccando il giorno successivo la piccola missione di Rorke’s Drift, dove erano distaccati 130 soldati, una trentina dei quali malati e inabili al servizio.  I tenenti Chard e Bromhead opposero con i loro pochi uomini una disperata resistenza per tutto un pomeriggio e l’intera notte successiva, al punto che gli zulu furono costretti a ritirarsi.  Lord Chelmsford arrivò a Rorke’s Drift la mattina del 24 gennaio, e trovò i superstiti circondati dai cadaveri di centinaia di zulu, i corpi segnati dalle grosse “lumache” del Martini-Henry o trafitti dalla sua baionetta. Nei mesi che seguirono Lord Chelmsford ebbe una parziale rivincita che costò agli zulu almeno 3000 uomini, ma lo stillicidio degli scontri sporadici in uno dei quali perse la vita il principe Luigi Napoleone, figlio di Napoleone III, ex imperatore di Francia, indispose il governo britannico, già sotto attacco di stampa e opinione pubblica, e venne perciò decisa la rimozione di Lord Chelmsford. Mentre il suo sostituto era in viaggio per assumere il comando, Lord Chelmsford passò all’offensiva marciando verso la capitale di Cetshwayo, in realtà un villaggio di capanne.  Il re zulu oppose agli attaccanti 20.000 guerrieri, ma questa volta il comandante inglese, memore del disastro di Isandlwana, non divise i propri effettivi e, dispostili in quadrato, diede modo ai Martini-Henry di compiere una autentica impresa.  Gli zulu lasciarono sul terreno 4000 morti senza riuscire ad arrivare a contatto con le giubbe rosse britanniche, che persero soltanto una decina di uomini. Cetshwayo venne catturato e deportato, e così la provocazione dei civili rappresentanti di una nazione civilissima nei confronti di un regno “primitivo e barbaro” e di un re “selvaggio e sanguinario” andò a buon fine, fra bande musicali, sventolare di bandiere e luccicare di sciabole sguainate, a riprova che, per la Storia, il fine giustifica sempre il mezzo, e che il lupo mangerà l’agnello anche se l’agnello impugna una zagaglia che mette i brividi solo a guardarla.

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