Il Cordaio

Ci sono negozi dove entrare è come varcare la soglia della grotta di Ali Babà. Non ci sono pietre preziose, tappeti volanti né forzieri d’oro, ma odori, colori, oggetti costruiti dal genio dell’uomo per risolvere i problemi pratici, anche i più semplici, della vita di ogni giorno.
Così sono certe cartolerie o tappezzerie o ferramenta.
Siamo tutti affascinati da questi negozi dove non sono ancora arrivati architetti o arredatori ergonomici, dove tutta la merce è esposta con una logica che solo il proprietario conosce e sa gestire. E sono il contrario del grandi centri commerciali: in questi luoghi non si può fare da sé, ma occorre l’aiuto del proprietario o del commesso che ti trova l’oggetto giusto per l’uso giusto in uno spazio solo apparentemente disordinato.
Qualche giorno fa sono capitato da “Il Cordaio” in via Friuli al numero 8 alla ricerca di un gomitolo di spago e mi sono affacciato su un mondo fantastico e colorato di corde naturali, corde sintetiche, reti, amache, sacchi di juta, moschettoni, fibie, borse a rete, carrucole da vela ecc… Lì dentro non ci sono solo rotoli di corda da pacco ma tutti gli oggetti che rendono possibile il sogno e l‘avventura: dalle scalate in Nepal, alle regate veliche in Sardegna, alle vacanze in tenda sugli altopiani andini, alla pesca d’altura in Messico.

Il cordaio, mestiere ormai perduto, era uno dei più antichi e anche dei più faticosi. Durante l’inverno il mastro cordaio procedeva alla cardatura della canapa. Il lavoro, invece, tutto realizzato a mano, doveva essere fatto nella bella stagione in uno spazio esterno, per poter stendere e tirare le corde con la tecnica della filatura normale ma usando un girello con pulegge unito da una cinghia ad una grande ruota e nelle vicinanza di un corso d‘acqua per inumidire durante la lavorazione sia la canapa che il manufatto. Il mastro cordaio si avvaleva dell’aiuto di apprendisti, nella fase della stenditura e della torcitura che era quella più faticosa e delicata, per dare il giusto spessore e la resistenza necessaria alla corda stessa.
Mai come in questo caso dobbiamo dare un taglio alla nostalgia per i vecchi tempi andati e per i vecchi mestieri!

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La produzione industriale, la sostituzione canapa/nylon, l’uso del laser hanno determinato lo fine del cordaio e della sua immane fatica, ampliando la produzione e l’uso della corda in tutte le sue applicazioni, migliorando il prodotto stesso.
Oggi, dunque, incontriamo Roberto Carpignano, che è “il Cordaio” di Milano e che ci riceve nel suo negozio di via Friuli.
Carpignano è un signore affabile e disponibile che non mostra sulle sue mani i segni della fatica dell’antico artigiano. Anche perché le corde non le ha mai fatte ma le compra e le vende in tutta Italia. Anni fa ha deciso di lasciare il mondo affascinante ma effimero della pubblicità per occuparsi di qualcosa, come dice, di più concreto, mantenendo però la sua attitudine alla creatività. Ha rilevato un negozio di imballaggi in via Lazzaro Papi e poi, trasferendosi circa 12 anni fa in via Friuli, ha dato una svolta alla sua attività allargando l’offerta, inserendo poco alla volta nella gamma dei suoi prodotti oggetti che venivano richiesti dalla clientela.
«Ora “Il Cordaio”- come ci dice il signor Carpignano – è unico nel suo genere in Milano e uno dei pochi in Italia dove si può trovare tutto quello che può servire a una gamma vastissima di clientela».
Tutto ciò che si vende qui viene prodotto in Italia, Lombardia, Piemonte, Toscana. Qui la Cina è lontana.

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«Proprio in questi giorni -prosegue – ho provato ad elencare i miei clienti (ai quali faccio anche da consulente) e io stesso sono rimasto stupito dalla loro varietà. Aiutare a scegliere è forse la parte del mio lavoro che mi gratifica di più, sia che si tratti del ragazzo scout alle prese con un moschettone che del pescatore della domenica che entra nel mio negozio con una richiesta confusa ed esce con l’oggetto di cui ha veramente bisogno».
L’elenco, che abbiamo scorso insieme, è incredibilmente eterogeneo perché questo negozio di zona 4, un po’ defilato tra piazzale Lodi e Porta Romana, ha ottenuto quello che ogni esercizio commerciale sogna: diventare un punto di riferimento anche per gli altri negozi di genere. Se un elettricista o un idraulico o un ferramenta non ha ciò che chiedi puoi stare certo che ti indirizza a “Il Cordaio” e lì quasi certamente lo trovi.
«Ed è per questo che nell’elenco “I miei Clienti” – ci dice ancora Roberto Carpignano – trovi gli stilisti di moda, gli architetti, i velisti, i musicisti, i costumisti, i fotografi, le case di produzione ecc… ma anche gli aquilonisti, gli amanti del bondage e ….i ladri!»
Ai quali però, siamo certi, non fa da consulente.
Questo è uno di quei casi in cui l’uso di Internet è stato fondamentale, oltre al passaparola, per farsi conoscere; ma, come sempre, senza il capitale umano, in questo caso del signor Roberto, che gestisce il suo spazio con gentilezza, pacatezza e professionalità, non ci sarebbero i buoni risultati. Certo la crisi c’è anche per “Il Cordaio”, ma in fondo “un morsetto giallo in nylon con portata 500 kg.“ non si nega a nessuno!

Francesco Tosi

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