L’ombrello da paramento sacro a oggetto funzionale

I meteorologi più attendibili delle nostre città sono i venditori ambulanti di ombrelli.
Se quando esci di casa c’è un sole abbagliante ma all’entrata della metropolitana inciampi in un ragazzo che stende una stuoia e sistema in bell’ordine ombrellini di tutti i colori, puoi essere certo che quando uscirai all’aperto sarai travolto dalla furia degli elementi. E comprerai per cinque euro l’ennesimo ombrello cinese che butterai dopo due temporali.
Ma già dal suo nome (dal latino ombra) è chiaro che la funzione, diciamo storica, di questo oggetto era quella di riparare dal sole e non dalla pioggia. Non si sa quale popolo lo inventò, certo nacque in Asia, Cina o India, e fin dall’inizio fu paramento del potere sia religioso che laico. L’uso dell’ombrello era concesso solo al re, in Persia. Solo ai nobili in Egitto e all’imperatore in Cina. Ancora oggi è simbolo di autorità in molti Paesi africani, così come nelle funzioni religiose nei Paesi occidentali prima dell‘arrivo di Papa Francesco!
Fino al Settecento era un oggetto per ricchi e potenti e veniva portato da un servo come distintivo onorifico. Era un oggetto realizzato a mano da artigiani artisti con tessuti preziosi, ricco di ricami e pietre. Il popolo usava, per ripararsi dalla pioggia, cappucci, mantelli, sacchi di iuta, che si intridevano di acqua e appesantivano gli indumenti, provocando malanni, allora, mortali.

ombrellaio

E’ solo dall’Ottocento che l’ombrello diventa un democratico oggetto di moda che si abbina ai colori del vestito e della borsa delle signore eleganti, sempre però come parasole, minuscolo e civettuolo, quasi un ventaglio con il manico. La svolta avviene alla metà dell’Ottocento quando l’ombrello viene adottato anche dagli uomini non per mantenere un incarnato perlaceo ma, più virilmente, per ripararsi dalla pioggia.
Anche per l’ombrello il sorgere della civiltà industriale dei grandi numeri cambia il mercato e l’artigiano deve lasciare il posto alla produzione in serie. Ci perde il lato artistico ma ci guadagna l’aspetto pratico con l’uso di materiali più idonei all’uso: tessuti plastificati, dimensioni e disegni più protettivi, bastoni più maneggevoli.
Resiste fino a circa trenta anni fa in alcune zone d’Italia, specialmente nel Nord e in particolare intorno a Brescia e al lago Maggiore (a Cignese,Verbania, c‘è il Museo, unico al mondo, dell‘Ombrello e del Parasole), la figura dell’ombrellaio-riparatore itinerante che si spingeva in Piemonte e Lombardia proponendosi a gran voce alle donne di casa come aggiustatore di manici giocando su doppi sensi non troppo raffinati ma efficaci, tipici degli artigiani di strada.
E’ curioso come l’ombrello sia presente nella storia dell’uomo non solo per la sua funzione precipua: da arma di difesa per le donne, come The Daily Mirror proponeva seriamente nel 1902, ad arma politica di offesa nelle celeberrime vignette di Altan, da fiabesco paracadute per Mary Poppins a coprotagonista in famose sequenze cinematografiche.

ombrellaio altan

Certo anche in questo settore “la Cina è vicina”: prezzi stracciati, qualità “non pervenuta“, niente regole di sicurezza, marchi contraffatti ma anche sempre maggiore consapevolezza da parte del cliente del vecchio detto “chi più paga, meno paga”. Paradossalmente la crisi, colpendo il consumismo selvaggio che per anni ci ha fatto riempire la casa di oggetti da buttare, ha riabilitato l’oggetto di qualità che dura nel tempo.

Un esempio in questo settore è la storia della Fabbrica Ombrelli Maglia Francesco di via Ripamonti a Milano che opera dal 1876. Come si può leggere nel loro sito “Da sempre e ancora oggi la ditta Maglia rispetta la filosofia del lavoro ben eseguito e perpetua la manifattura artigianale e l’antica perizia manuale, utilizzando solo materiali in ottone, legno e ferro; la produzione non è in serie, ogni fase è compiuta all’interno della ditta e si crea l’ombrello a misura di cliente soddisfacendo ogni desiderio di perfezione e di raffinata esecuzione”. “L’esportazione – prosegue – oggi copre più del 60% del fatturato e si indirizza oltre che ai Paesi Europei, agli Stati Uniti e al Giappone”.
E poi Ombrelli Lanzetti che produce ombrelli a Milano dal 1848 e che “si è specializzata nella produzione e nella commercializzazione in tutto il mondo delle più importanti griffes internazionali“. E ancora Piemme Ombrelli, società a carattere familiare fondata nel 1949 “che affianca alla tradizionale attività di produzione e distribuzione in Italia, quella in Estremo Oriente, in particolare in Cina, presso fornitori qualificati e sottoposti ad un continuo e attento controllo di qualità“. O come Ombrelli Verri che ha un esperienza di quasi un secolo sia per gli ombrelli “griffati” sia pubblicitari e che ”ha arricchito la sua gamma, selezionando i fornitori asiatici che più soddisfano le esigenze di qualità del prodotto finito“.
Via internet, poi, potete acquistare l’ombrello “antivento” con disegno aerodinamico resistente al vento da 100 km/h.: “info@casabella.it “ Vedere per credere!
L’ombrellaio che ripara gli ombrelli è invece scomparso da Milano e quasi mai chi li produce è disponibile a farlo per un privato (su richiesta, per ombrelli importanti e se si trovano i pezzi di ricambio, da Maglia e Lanzetti, per esempio).
Ce n’era uno in corso Lodi ma ormai il suo telefono suona a vuoto. Come al solito, se conoscete o se siete un artigiano che ripara ombrelli in zona 4 o almeno a Milano, fatevi sentire.

                                Francesco Tosi

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