20. UN ASPIDE VIRTUALE PER UCCIDERE CLEOPATRA

Quando Alessandro il Grande (356-323 a.C.), uno dei tanti squilibrati che hanno fatto la Storia sulle ossa di chi ha avuto la disgrazia di incontrarli, mise in pratica l’unica cosa sensata della propria esistenza, cioè morì, il suo regno venne diviso fra i suoi generali.  A Tolomeo toccò l’Egitto, ed ebbe così origine una dinastia che avrebbe regnato per quasi tre secoli, fino al più famoso dei suoi discendenti, Cleopatra (69-30 a.C.).
Pare non fosse particolarmente bella, ma possedeva fascino, e ne dispose senza risparmio per consolidare il proprio potere.  Quando il fuggiasco Pompeo, braccato da Cesare, arrivò nel 48 a.C. ad Alessandria e vi fu assassinato, Cleopatra (in realtà Cleopatra VII), divideva litigiosamente il trono con il fratellastro Tolomeo XIII.  Cesare, che in fatto di sesso non si era mai tirato indietro, decise che fosse estranea all’omicidio di Pompeo, nemico sì, ma romano e perciò intoccabile, e con la giovane regina trovò subito quel certo tipo di intesa.

4 cleopatraTolomeo e la sorellastra Arsinoe attaccarono allora le truppe di Cesare, e il risultato fu che 72 navi della flotta egizia andarono a fuoco portandosi appresso la mitica biblioteca di Alessandria, che Tolomeo fece la fine che doveva fare, e che Cleopatra rimase padrona d’un Egitto che con Roma aveva un debito di 17 milioni di dracme, a giudizio del Senato impossibile da estinguere con il solo pagamento in natura di cui Cesare stava, si presume con entusiasmo, godendo i benefici.
Il malcontento sfociò nell’ennesima lotta fratricida.  Cesare reagì alla propria maniera, venendo, vedendo e vincendo, con il consueto di più del perdonare gli avversari, cosa che di lì a poco gli sarebbe costata cara.  Cleopatra lo accompagnò a Roma con il piccolo Cesarione, frutto di quel pagamento in natura che tanto poco era piaciuto al Senato, e vi restò dal 46 al 44 a.C., per la gioia della legittima moglie di Cesare, Calpurnia, che tante ne aveva dovute incassare e con dignità incassò anche quella.
Assassinato Cesare da coloro che erano stati da lui perdonati, Cleopatra tornò in Egitto, per regnarvi fino a che, nel 42 a. C., non arrivò un altro romano.  Marc’Antonio era un fustaccio incolto, del tutto dissimile dal raffinato e intellettuale Cesare, ma la regina giocò anche con lui la carta della seduzione e se lo mise al guinzaglio, dandogli in cambio tre figli cui l’uomo prese a regalare consistenti parti dei territori romani.
Dopo che già aveva donato a Cleopatra la Fenicia, Cipro e mezza Palestina, al primogenito Alessandro Helios, età 6 anni, destinò la Armenia e la Parzia, alla gemella Cleopatra Selene la Cirenaica e la Libia, e al piccolo Tolomeo, 2 anni, Siria e Cilicia.  Una simile munificenza non lasciò indifferente Roma, e scatenò contro Antonio il cognato Ottaviano, che con lui si era spartito il potere durante il Secondo Triumvirato.
Così, mentre Cleopatra saldava i propri conti facendo assassinare la sorellastra Arsinoe, Antonio dovette affrontare un nemico gelido e implacabile qual era Ottaviano, fra l’altro erede legittimo di Cesare, che lo aveva adottato.  Nel 31 a.C. le forze navali contrapposte si scontrarono ad Azio, e Antonio ebbe la peggio, anche per la fuga di Cleopatra che gli sottrasse 60 navi.  Ottaviano irruppe sull’Egitto, e nel 30 a.C. entrò in Alessandria.  Sua immediata premura fu quella di fare uccidere Cesarione, che avrebbe potuto contendergli, in quanto figlio naturale, l’eredità di Cesare.
Cleopatra inviò una lettera al vincitore promettendogli sottomissione.  La risposta fu degna del personaggio: la regina sarebbe stata perdonata solo se avesse ucciso Antonio.  Ormai assediato, Antonio si suicidò.  Agonizzante, si fece trasportare presso Cleopatra, che domandò a Ottaviano il permesso di seppellirlo e poi di concederle udienza.
Si presentò davanti a lui come già aveva fatto con Cesare e Antonio, tutta lustrini e trasparenze, ma Ottaviano non era tipo da cascarci.  Innamorato perso di Livia, che aveva tolta al marito nonostante avesse già un figlio (il futuro imperatore Tiberio) e ne aspettasse un altro, trattò l’imbellettatissima regina con freddezza, promettendole di riportarla a Roma in catene.
Fu allora che lei decise di uccidersi.  Secondo Svetonio, Ottaviano, trovandola morente, convocò al suo capezzale alcuni “psilli”, incantatori di serpenti della Grande Sirte che sapevano curare le morsicature dei rettili, il che avallerebbe l’ipotesi dell’aspide.  Improbabile.  Il veleno dei serpenti porta a una morte lenta, spesso accompagnata da umilianti effetti collaterali del tutto inconciliabili con il senso di orgogliosa padronanza di sé della regina.
Più probabile che si sia avvelenata, e il fatto che Ottaviano abbia portato in trionfo una immagine, chi dice un dipinto e chi una statua, che la raffigurava con un serpente attaccato al seno sembra una rivalsa simbolica: Cleopatra, la “vipera” nemica di Roma, mostrata in effigie nuda e uccisa da una vipera vera.
L’ultima dei Tolomei venne sepolta accanto ad Antonio, e i loro tre figli furono mandati a Roma e affidati a Ottavia, moglie del defunto e sorella di Ottaviano, per trasformarli in veri cittadini romani, o forse per farli scomparire senza clamore come già era accaduto al figlio che Marc’Antonio aveva avuto dalla precedente moglie Fulvia.  Come dire che la fascinosa regina d’Egitto aveva trovato sulla propria strada un nemico più freddo e calcolatore di lei, indifferente alla seduzione; e ne era stata annientata.

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