28. INVENTARE LA PORNOGRAFIA IN NOME DEL BENE NAZIONALE

Ferdinando Russo, nella poesia ‘O surdato ‘e Gaeta, così parlava di Maria Sofia regina di Napoli, assediata a Gaeta in seguito alla spedizione dei Mille: “E ‘a reggina!  Signò… Quant’era bella!  E che core teneva!  E che maniere!  Mo na bona parola ‘a sentinella, mo na strignuta ‘e mano a l’artigliere…”
E bella Maria Sofia (1841-1925) era davvero, come la sorella Sissi, moglie di Francesco Giuseppe e imperatrice d’Austria.  Forte di carattere almeno quanto era debole il marito Francesco II, a 18 anni era diventata regina di Napoli, e a 19 aveva perduto il trono per colpa di un Garibaldi idealista, ingenuo, pasticcione ma, almeno in quel caso, micidiale.
Costretta nell’ultimo baluardo della fortezza di Gaeta e sotto il tiro dell’artiglieria piemontese, raggelò con la propria fermezza l’assediante generale Cialdini, che aveva promesso di risparmiare dal bombardamento i tre ospedali della città e il luogo in cui si fosse trovata la regina, a condizione che i quattro siti fossero indicati da una bandiera nera.
“Rispondete al generale che in tale caso ci dovrebbero essere moltissime bandiere nere, perché io intendo essere ovunque ci sia un mio soldato che combatte” fu la risposta.
Ma il senso di cavalleria mostrato dal generale Cialdini non era condiviso dal governo piemontese, che doveva fare i conti con una resistenza in taluni casi feroce quando messa in atto dalle bande di briganti filo-borbonici, e soprattutto dal primo ministro, Camillo Benso conte di Cavour, intriso dello spregiudicato senso pratico che aveva portato il fino allora insignificante Piemonte a combattere in Crimea (1855), acquisendo un prestigio internazionale speso poi per provocare la II Guerra di Indipendenza.
È indubbio che, grazie anche alla indomita regina, la causa borbonica stesse godendo nel Sud di un favore imprevisto sia da Garibaldi, che di politica nulla capiva, che dai politici piemontesi favorevoli all’unificazione italiana, che stavano dimostrando di capirne quanto Garibaldi.  Il Regno delle Due Sicilie si era visto arrivare fra capo e collo i piemontesi, e le popolazioni locali per lunga pezza non avrebbero compreso per quale motivo un re italiano dovesse cacciare dal trono un altro re italiano e occupargli il regno come fosse terra di conquista, qualunque cosa ne abbiamo poi scritto gli storici “allineati”.

4 disegno athos

Cavour temeva Maria Sofia, e quasi certamente (lasciamo per decenza un briciolo di immeritato dubbio) fu lui, per screditarla, a mettere in moto quella che potrebbe venire considerata l’antenata della “macchina del fango” con la quale la stampa servile regola i conti dei propri padroni.
Cavour, che aveva un pessimo carattere e non esitava a fare scenate con annesso turpiloquio a Vittorio Emanuele II, fuori della propria peraltro scarna vita privata covava due desideri: il primo era di poter mettere le mani su Mazzini e farlo impiccare, e l’altro che qualche proiettile gli togliesse di torno l’impiccio irragionevole chiamato Garibaldi.  Tenendo conto del fatto che il re e Garibaldi detestavano Cavour, e che Mazzini odiava re e ministro e non faceva che litigare con L’eroe dei due mondi, fanno sorridere le oleografie risorgimentali che mostrano i quattro intenti a brindare intorno a un tavolo avente come tovaglia il tricolore.
Per Cavour il problema “Regina di Napoli” andava risolto, e a quanto si sospetta lo fece alla propria maniera.  Da uomo intelligente e privo di scrupoli sapeva quale potente tagliola potesse diventare il sesso, e già l’aveva sperimentato mandando fra le lenzuola di Napoleone III la contessa Castiglione, e nei pensieri pruriginosi della di lui altrimenti bacchettona moglie, l’imperatrice Eugenia, la bomba erotica della diplomazia piemontese, cioè Costantino Nigra, il tutto per trascinare la Francia nella II Guerra di Indipendenza.
Con Maria Sofia fece il peggio possibile, così cominciarono a circolare quelle che possono venire ritenute le prime immagini pornografiche, oggetto la regina di Napoli.  Si trattava di fotomontaggi improbabili, tanto lo stacco fra la testa di Maria Sofia e il sottostante corpo nudo in atteggiamenti osceni al cospetto dell’immagine del papa risultava evidente, ma in molti ci cascarono.
Fu la polizia del papa, presso il quale i sovrani di Napoli s’erano rifugiati dopo la caduta di Gaeta, a scoprire l’inganno e ad arrestarne gli esecutori materiali, una coppia di fotografi, Costanza Vaccari e Antonio Diotallevi, che confessarono.  La “modella” fornitrice delle proprie esigue grazie (si presumeva che Maria Sofia fosse al naturale molto più bella) aveva ricevuto cento scudi di compenso, e al resto avevano provveduto i due fotografi.  Le foto qualche effetto riuscirono a produrre, ma non quello sperato dal probabile mandante nel frattempo deceduto (1861), perché la causa borbonica avrebbe bevuto sangue per anni.  Maria Sofia, fallito il matrimonio e gran parte della vita privata di poi, sarebbe rimasta implacabile nemica del Regno d’Italia, al punto da frequentare quegli ambienti anarchici italiani che avrebbero sparso il terrore fra le teste coronate fino ad assassinare re Umberto I, e ciò nonostante che nel 1898 anche la sorella Sissi fosse stata uccisa da un anarchico italiano.  L’Europa si stava avviando a tempo di valzer verso una Guerra Mondiale che avrebbe capovolto il mondo, ma quella che era stata una bella regina continuò a credere fino alla fine alla propria rivincita, e alla riconquista di un regno tanto presto perduto.

Japanese video

Bookmark the permalink.

Comments are closed