30. “CARLO MARTELLO RITORNA DALLA BATTAGLIA DI POITIERS” NON È SOLO UNA CANZONE DI DE ANDRÈ

Se la Storia avesse amato la pace, la comprensione fra i popoli, l’armonia, la fratellanza e tutto il possibile melassume del politicamente corretto, non sarebbe mai esistita, per la gioia degli studenti che avrebbero qualcosa in meno da studiare e dimenticare.  Piaccia o non piaccia, gli uomini, visti i risultati, sembrano programmati per elaborare strategie atte a dividersi e all’occorrenza scannarsi, certo animali dalla fantasia fervida e perciò inventori di nuovi pretesti, religioni comprese, e molteplici metodiche per farlo, ma in fondo conservatori e perciò portati, dopo l’impeto della primigenia scoperta, ai corsi e ricorsi.  La Storia ha dato subito il meglio del proprio saper immaginare sconcezze, insieme con i primi passi delle popolazioni umane, e dopo ha vissuto di rendita ripetendosi ciclicamente.
Uno dei suoi temi ricorrenti da 1300 anni è l’attrazione che il continente europeo esercita sull’Islam.  Per i discendenti delle armate del Profeta che, nel 632, partirono dalla Penisola Arabica per conquistare tutto il possibile conquistabile, l’infedele, idolatra e, soprattutto, ricca Europa ha sempre rappresentato un chiodo fisso da periodicamente tornare a battere.  In effetti in Europa sono davvero arrivati, nel 711, quando Giabal al-Tariq sbarcò in Spagna, in un punto che da lui prese il nome di Gibilterra, e in capo a quattro anni l’hanno conquistata, dopo che tutto il Nord Africa era stato occupato, sottomesso e convertito.  Sarebbero andati oltre, se a Poitiers non avessero trovato sulla propria strada quella che può essere definita all’anglosassone una noce troppo dura da rompere.
Nel 732 l’esercito islamico, forte di almeno 80.000 uomini al comando di Abd al-Rahman, partì alla conquista della Gallia e travolse la resistenza opposta con pochi mezzi da Oddone, conte di Aquitania, che tuttavia riuscì a salvare la propria cavalleria, che di lì a poco si sarebbe rivelata determinante.  L’esercito islamico ebbe così via libera lungo il corso della Loira, ma, in una località situata fra Poitiers e Tours chiamata Moussais, si trovò di fronte l’esercito del principe Carlo, che ancora non sapeva che sarebbe finito sui libri di storia, oltre che in una divertente e scollacciata canzone di Fabrizio de André, con il nome di Carlo Martello e il di più della qualifica di nonno di Carlomagno.
Il 17 ottobre 732 Abd al-Rahman ordinò l’attacco.  I musulmani erano fisicamente più piccoli e magri dei granitici franchi, e puntavano sull’agilità, sulla velocità della propria cavalleria leggera e sulla perizia degli arcieri.  Andarono a sbattere contro un muro corazzato.  Nelle battaglie dell’antichità lo sbandamento di un esercito era preludio del massacro, le vere perdite cominciavano quando una delle due parti voltava le spalle al nemico.  I guerrieri di Carlo si guardarono bene, nonostante fossero pressati e bersagliati dalle frecce, dal cedere, mentre le loro pesanti spade a doppio taglio si stavano dimostrando superiori, nello scontro a ranghi compatti, alle leggere scimitarre musulmane.

4  carlo martello

Dopo ore di scontro frontale Carlo fece ricorso alla propria arma segreta, facendo intervenire la cavalleria pesante di Aquitania, fino allora celata in un bosco.  I “pesanti”, con le loro corazze, erano degli autentici carrarmati.  È vero che il cavaliere, una volta disarcionato, diventava carne da polpettone, ma occorreva riuscire a farlo, mentre resistere all’urto dei suoi ranghi serrati risultava impossibile per qualsiasi fanteria.
Abd al-Rahman cercò di tenere unite le proprie file, almeno finché si sparse la voce che un contingente cristiano stesse assaltando il campo arabo per impossessarsi degli averi e delle numerose schiave che vi si trovavano.  Fu lo sbandamento.  Con il calar del sole l’ultimo nucleo di resistenza islamica venne spazzato via, e Abd al-Rahman cadde sotto un colpo di scure vibratogli nel corpo a corpo finale da Carlo in persona (il fatto non è per nulla accertato, ma gli storici che l’hanno tramandato dovevano avere una famiglia da mantenere, e si sa come vanno certe cose).
L’assalto all’Europa proseguì nei secoli su due direttrici: il mare, di cui i musulmani divennero padroni, e l’Oriente, con Vienna che periodicamente se li trovava alle porte, ma dopo Poitiers l’avanzata occidentale si fermò.  Anzi.  Perché ci volle il giusto tempo, che fu parecchio, ma la Spagna venne gradualmente riconquistata, fino a che, nel 1492, Isabella la Cattolica assestò il colpo decisivo conquistando Granada, con l’ultimo sultano, Boabdil, che con harem e tesori abbandonava lacrimando l’Alhambra, portandosi appresso anche la propria pestifera madre, che andava ripetendogli: “Piangi come una donna su ciò che non sei stato capace di difendere come un uomo”, e immaginiamo il conforto che tali parole dovevano dare al poveretto.
Isabella non si fermò qui.  Concesse a un certo Cristoforo Colombo tre caravelle perché andasse a procurarle in Cipango le ricchezze che le servivano per rimettere a posto le dissestate finanze statali, espulse dal territorio spagnolo tutti i musulmani e, già che si trovava in corso d’opera, conscia del fatto di essersi indebitata all’inverosimile con le comunità ebraiche, ne confiscò gli averi ed espulse anche loro, non senza, da quella devota seguace di Cristo che era, averne prima mandato al rogo un cospicuo numero di componenti; perché, come già detto, la Storia ama ripetersi.

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