32. INDOVINA CHI VIENE A CENA

Per il pianeta Terra la Storia è pochissima cosa, 6000 anni contro quattro miliardi, neppure una scaglia di forfora sul corpo di un elefante.  È stata messa sanguinosamente insieme da un essere infestante e micidiale come mai se ne erano visti, ma la Terra, oltre che la pazienza, ha in sé la capacità di saldare i propri conti.
Come tutti gli altri esseri viventi che l’hanno preceduto, anche l’uomo si estinguerà.  Libero di immaginare le immaginifiche beatitudini di ogni possibile aldilà, ma sarà un realistico “al-di-qua” a scattargli fra capo e collo come una tagliola.  La Storia si limiterà a raccogliere i frutti, prima di scomparire colando a picco con il Titanic di tutto il resto.

Ma andiamo con ordine.  L’uomo crede di essere quello che non è.  Da quando ha acceso il primo fuoco, ha cominciato a sottrarsi alla spietatezza protettiva della selezione naturale, individui che altrimenti non sarebbero sopravvissuti hanno continuato a vivere e si sono riprodotti, diffondendo generazione dopo generazione sempre più accentuate debolezze biologiche.  Ma tutto ha un prezzo.
Adesso qualsiasi uomo vive immerso nella tecnologia, dalla più sofisticata alla più rozza, ma la tecnologia è legata all’arma dall’affilatissimo doppio taglio che è l’energia.  Senza energia non funziona niente, e l’uomo la divora, scavando pozzi e miniere, ed escogitando ogni possibile escogitabile.
Le risorse del pianeta restano però quelle che sono, l’uomo si riproduce a dismisura, loro no.  Chiamale petrolio, o carbone, o uranio, si esauriranno.  Le Cassandre del catastrofismo avevano previsto tempi irragionevoli, c’è sempre chi vuole vedere più nero del nero, ma che si esauriranno è inconfutabile certezza e, data la fame di energia di miliardi di individui sempre meno disposti a restare ai margini della tecnologia, lo faranno in tempi non remoti.
Quanto alle energie alternative, concettualmente lodevoli, nella pratica sono nemiche dei grandi numeri e potrebbero coprire esigenze forse medie, ma nella realtà piccole, e anche questo poco ha un elevato prezzo, perché pale eoliche e pannelli solari per essere costruiti divorano le stesse enormi quantità di energia di qualsiasi altro manufatto.
Miliardi di esseri del tutto dipendenti dalla scintilla di Prometeo e che, spenta questa, non troverebbero più nel loro organismo le difese anticorpali per sopravvivere, esigono strumenti tecnologici raffinati e spesso inutili, che tolgono risorse al pianeta.  La guerra per l’energia è già in atto, strisciante e melliflua, ma quando le risorse minerali arriveranno al minimo, sarà la Storia a buttare sulla bilancia del mondo la propria spada di Brenno.  Per l’energia adesso si uccide con ipocrisia felpata, ma non è detto che in seguito non si debba sterminare, anche se, nella corsa fra la Terra e la Storia, la cosa potrebbe non essere necessaria.

4 eliche

Non basta.  Ognuno di noi è libero di sperperare dai rubinetti tutta l’acqua possibile, che è nulla rispetto a quella consumata nei processi produttivi di qualsiasi genere, ma miliardi di persone sanno sì e no cosa sia un rubinetto aperto.  Il riscaldamento del pianeta, quali ne siano le cause perché non è questa la sede per analizzarle, sta già portando l’aridità nelle zone temperate, e chi crede che un gruppuscolo di politici furbi e in malafede possano, con trattatelli inutili e che nessuno rispetterà come quelli di Kyoto e di Parigi, fermare l’innalzamento delle temperature è peggio che illuso.
La Storia cercherà di arrivare anche sull’acqua, e verserà sangue per definirne il possesso, ma la Terra sarà un’altra volta in vantaggio e saprà fare da sé.  Il progresso è un privilegio per pochi, il desiderio legittimo degli altri di fruirne a propria volta affretterà le cose.  Perciò lotta per le fonti di energia e per l’acqua, in un pianeta sempre più arido, ma, soprattutto, con le difese anticorpali degli uomini sempre più deboli, e va detto con pudore perché è seccante essere scambiati per catastrofisti.
Quando, nel 1972, l’economista Barbara Ward e il biologo René Dubos pubblicarono il saggio “Only one earth”, cioè “Una sola Terra”, e dettarono i principi fondamentali dello sfruttamento antropico, fu un’alzata di spalle da parte di tutti i governi e, duole dirlo, di larga parte dell’opinione pubblica.  Ci si credeva immortali e onnipotenti.  Andiamo con il senno di poi a rivederli: 1) La Terra è l’unico luogo in cui l’uomo possa vivere, cioè le conquiste spaziali sono gigantesche divoratrici di energia e non è quindi ipotizzabile darsi un futuro per quella via.
2) Il pianeta ha disponibilità di spazio e risorse limitate, e queste, una volta consumate, non si rigenereranno.  3) Utilizzando per i propri usi tali risorse, l’uomo restituisce all’ambiente scorie generatrici di un fenomeno chiamato “pollution”, cioè inquinamento, e basta guardarsi intorno o anche solo respirare.

E la Storia?  Per quanto giovane dovrà pazientare e accontentarsi.  Quella dell’uomo dagli anticorpi deboli e con sempre meno energia per difenderli sarà un’agonia lunga, con epidemie timide e guerre endemiche e non numericamente risolutive.  Ma, fuori di ogni catastrofismo, è la storia stessa dell’uomo, quella antropologica che va scritta con la “s” minuscola, a dirci che si dovrà prima o poi affrontare il problema del “buon” vicinato, guardando con crescente interesse il vicino di casa e, prima che dimagrisca troppo, decidersi una buona volta a invitarlo a cena; con l’acquolina in bocca.

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