33. QUELLO CHE I TESTI SCOLASTICI NON DICONO

Per la Storia il buonismo è una fanfaluca negazionista.  La Storia è cattiva perché l’uomo non è buono.  Nessun’altra specie animale ha in sé una potenzialità distruttiva nei confronti dei propri simili come la nostra, e la Storia non fa che testimoniare come questa potenzialità sappia diventare perentoria esplicitazione.  Il singolo possiede la capacità di dominare le proprie pulsioni criminali, ma le comunità invece tendono a favorirle armando eserciti, scatenando guerre, pianificando o giustificando o ignorando massacri.

I testi scolastici altro non sono che elencazione di equivoci criminali.  Celebrano con asetticità notarile glorie o disgrazie di questo o quel personaggio, riportando ciò che è accaduto agli eserciti e invece tacendo ciò che è da sempre avvenuto quando quegli eserciti hanno percorso un territorio, cioè le sofferenze degli abitanti che si sono visti spogliare delle fonti di cibo, dei beni, della dignità delle donne.  Non si possono turbare le giovani menti e le sboccianti coscienze con l’elencazione delle nequizie, così le giovani menti e le sboccianti coscienze finiscono per credere che Giulio Cesare, o Carlo Magno, o Napoleone o chiunque altro siano stati grandi uomini degni di ammirazione, e che i loro eserciti si siano limitati ad affrontare i nemici sul campo di battaglia e abbiano avuto sulle popolazioni incontrate amorevoli intenzioni.
Si contano i soldati morti, feriti o prigionieri, ma si tace sui civili brutalizzati da quegli stessi soldati.  È l’equivoco del voler concedere conoscenza negando la possibilità di veramente conoscere.  L’unico approccio scolastico su certe realtà della Storia ha fondamenta che storiche non sono.  Si tratta della Guerra di Troia, evento possibile avvenuto mille e più anni prima di Cristo, la cui documentazione non va però oltre la tradizione dei cantastorie delle corti micenee codificata nei poemi attribuiti a Omero, peraltro divenuti fonte di gran parte del teatro greco, oltre che di quel monumento alla captatio benevolentiae con cui Virgilio è andato a inventare origini divine al proprio datore di lavoro Augusto.
La Guerra di Troia cantata da Omero ci ha fatto conoscere protagonisti velati dalla ineludibilità di un destino già scritto, gli achei assedianti destinati a trionfare e i troiani assediati a soccombere, dandoci anche l’essenza vera di quel combattere, cioè a cose fatte gli uomini sgozzati, le donne schiavizzate per il piacere dei vincitori, i bambini a seguire le sorti delle madri, comprese le più aberranti, o a essere uccisi.  Fra i banchi di una seconda media lontana nel tempo che voleva lo studio verso per verso dell’Iliade, e di una terza media per l’altrettanto dell’Odissea, c’era chi parteggiava per gli achei e chi per i troiani, ben sapendo però quale sarebbe stata la sorte finale degli uni e degli altri.

4 - chiara - febb.16

L’insegnamento della Storia in materia non ha saputo dare altro.  Gli eserciti più “civili” tendono a non approfittare oltre un certo limite delle popolazioni e, quando possibile, puniscono gli abusi, versando una goccia di giustizia nell’oceano dell’arbitrio.  Ma non è detto.  Nel corso della II Guerra Mondiale gli uomini dell’Armata Rossa, nella loro avanzata verso Berlino dopo la rotta delle truppe di Hitler, hanno preso la loro rivincita sulle carni delle donne tedesche incontrate, nell’atavismo della conquista che vuole l’umiliazione e il possesso della donna del vinto tal quale quanto accaduto tremila anni prima a Troia, e la stessa cosa hanno subito le donne italiane quando, sfondata la linea gotica, la Francia, per vendicarsi della vigliaccata inflittale nel 1940 da Mussolini, lanciò sulla popolazione civile le proprie truppe marocchine, che fecero scempio dalla Ciociaria all’Isola d’Elba, il film di Vittorio De Sica “La ciociara” interpretato da Sofia Loren non solo film ma emblema.  Proprio all’Isola d’Elba, a una delegazione di abitanti che portavano l’indignata protesta per quanto accaduto ai comandanti francesi, finalmente intervenuti per imbarcare le proprie selvagge milizie, veniva risposto: “Voi italiani avete fatto di peggio”, opinione peraltro diffusa fra gli alleati franco-anglo-americani, il che lascia intendere che il detto secondo il quale la colpa morì fanciulla perché nessuno la volle non è frutto di un pensare arbitrario.
Questo per dire che la vera Storia non è quella dei campi di battaglia.  È il travolgere vite incolpevoli, è la non colpevolezza del soldato tolto ai propri affetti per essere scaraventato a giocare con la morte che diventa però poca cosa al confronto di ciò che proprio quel soldato, dimentico della valenza sentimentale di ciò che si è lasciato alle spalle, non riconosce negli inermi abitanti dei territori nemici, e ne sconvolge l’esistere infliggendo ferite che, quando non sono mortali per i corpi, restano non rimarginabili per le anime.
Se la violenza dell’uomo sull’uomo diventa questione di punti di vista viene messo in forse lo stesso concetto di umanità.  Non dimentichiamo quanto lasciato scritto da Raimondo di Agiles, testimone della conquista di Gerusalemme avvenuta al culmine della I Crociata:
“Si sono viste cose meravigliose: i musulmani furono decapitati o trafitti di frecce, o gettati giù dalle torri.  Altri furono torturati per giorni e giorni, e poi bruciati.  Le strade erano lastricate di teste, di mani e di piedi mozzi.”

Gli ebrei invece furono bruciati nelle sinagoghe, per la gloria di Cristo.  Amen.

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