Il Parco Forlanini: ripercorriamone la storia

La zona

Situato nell’estrema periferia Est di Milano, ideato nei primi Anni ’50 e realizzato tra 1967-1970 dagli architetti Mercandino e Beretta con l’intento di destinare un’ampia area verde ad uso sportivo e ricreativo (inizialmente pianificata per coprire circa 250 ettari, trovando luogo anche piscine e campi da hockey) costituisce, con i suoi quasi 60 ettari (597.612 mq), il sesto parco più esteso della metropoli.

Dalla pubblicazione “La Provincia di Milano” risulta che Il Parco Forlanini, incorporato nel Parco Agricolo Sud Milano (che include tutti i territori del Sud milanese destinati ad attività agricole tipiche), è censito con dimensioni notevolmente superiori a quelle indicate dall’Assessorato Parchi e Giardini del Comune.

Ciò si spiega col fatto che il Parco Forlanini – in parte a causa della Tangenziale Est, che di fatto divide il Parco urbano da quello agricolo e in parte per la presenza di edifici e strutture di vario tipo presenti sui perimetri che lambiscono via Corelli e viale Forlanini,  – è, in realtà, suddiviso in due aree:

  • area del parco urbano progettata da Mercandino e Beretta, di competenza comunale, e percepita come parco dalla cittadinanza
  • area del parco agricolo, assai più estesa che comprende territori a Nord, a Est, e soprattutto a Ovest del parco urbano.

 

I residenti che  conoscono la presenza di un’area non edificata tra via Corelli e viale Forlanini, percepiscono tale superficie verde non come parco agricolo, ma come terreno di proprietà privata, la cui destinazione a coltura è dipesa da una libera scelta dei proprietari.

In realtà sia il parco urbano che il parco agricolo sono un’unica area demaniale sottratta a sviluppo edilizio dal Dopoguerra ad oggi, in seguito al vincolo posto dal P.R.G. (Piano Regolatore Generale) del 1953 che la destinava a verde pubblico con zone sportive all’interno (quello che poi sarà il Centro Sportivo Comunale Saini), garantendo in tal modo il mantenimento delle funzioni agricole e la memoria del disegno della campagna lombarda, all’interno dell’ambito urbano.

Il paesaggio

Il parco urbano non è recintato ed ha una pianta irregolare con conformazione semplice, caratterizzata da viali asfaltati con andamento morbido e grandi prati con gruppi di piante mono-specie, sempreverdi e caducifoglie. A tratti, i vasti prati sono circondati da piccole alture boscate, che costituiscono una sorta di “collinette” elevate non più di una decina di metri dal piano di campagna.
La presenza arborea è costituita da abeti rossi, aceri, betulle, pioppi neri, pini, platani, querce rosse e palustri, liquidambar, bagolari, olmi, liriodendri, salici, robinie, ontani e ailanti.
I filari di olmi, pioppi, robinie e salici lungo gli argini, piante utilizzate nell’attività agricola, avevano inoltre la funzione di frangivento e suddivisione delle parcelle agricole.

All’interno del giardino sono anche presenti rogge, di cui permane il segno con la presenza di fossati (due funzionanti ed altri ormai asciutti), che costituivano originariamente un sistema di irrigazione artificiale dei terreni agricoli e strutturavano il disegno della campagna lombarda con la presenza di alberature lungo le sponde.
Lungo il confine occidentale del parco urbano, parallelo alla Tangenziale Est, scorre il Fiume Lambro. Circondato da sponde alte costituite da un terrapieno artificiale, esso risulta praticamente nascosto a chiunque passeggi fruendo dell’area verde.

La zona Nord-Est del parco urbano ospita il Laghetto Salesina, uno specchio d’acqua di 5 ettari creato riqualificando una preesistente cava di proprietà comunale. Se fino a qualche anno fa il pelo libero dell’acqua si trovava a 5 metri dal piano di campagna e la profondità massima era di circa 10 metri, attualmente il laghetto ha subito una forte diminuzione idrica, scompenso da ricercarsi nello spostamento della falda freatica del sottosuolo milanese.
Adiacente al parco urbano, anche se percepito come parte integrante, è presente, il Grande Centro Sportivo Saini, ben attrezzato e dotato di due piscine. Il complesso occupa  un’area di 166.300 mq ed è suddiviso in spazi multifunzionali.

9 Parco Forlanini GIS

Viabilità e collegamenti

Il Parco Forlanini urbano è dotato di tre vie d’accesso, localizzate a Nord-Ovest a Nord-Est ed a Sud-Ovest:

  • la prima è costituita da via Taverna, strada privata non molto ampia e a senso unico di circolazione che funge da asse di collegamento tra via Corelli e viale Forlanini, ed attraversa l’area verde in modo quasi rettilineo nella sua estrema area occidentale, correndo quasi parallelamente al Fiume Lambro.  La strada, nella sua parte centrale e nella sua parte Sud, è collegata ad un  parcheggio per i frequentatori del parco provenienti da Nord.
  • la seconda è costituita da una breve strada a doppio senso, a cui si accede da una rotonda su Via Corelli, che consente l’entrata al Centro Sportivo Comunale Saini e al relativo ampio parcheggio. Adiacente è Via Salesina, una strada a parallela a senso unico da Nord e senza uscita poiché terminante vicino al laghetto omonimo; essa permette la sosta dei veicoli in entrambi i lati.
  • la terza è costituita dal cosiddetto “ponte blu” (per la sua colorazione), una passerella ciclo-pedonale costruita negli Anni ’80 per ridurre la pericolosità di attraversamento di viale Forlanini, dopo la costruzione dello svincolo della Tangenziale Est. Essa scavalca l’arteria di Viale Forlanini mettendo in comunicazione il parco con i quartieri Forlanini-Monluè, Taliedo e la frazione di Linate del Comune di Peschiera Borromeo; ed è anche il collegamento diretto col vicino Parco Monluè, creando un percorso ciclabile tra le due aree verdi comunali; molti di coloro che vi transitano lo fanno in bicicletta, altri a piedi, dopo aver parcheggiato la vettura nella vicina Via dell’Aviazione.

Interventi recenti

Negli anni 2000 sono stati realizzati il Centro addestramento per cani della Polizia Locale (adiacente a via Taverna) ed il cosiddetto “Bosco dei faggi” (adiacente al “ponte blu”), ovvero una piantumazione circolare di 118 alberi in un’area prativa del parco ad Est della Cascina Casanova, in memoria delle 118 vittime dell’incidente dell’8 ottobre 2001 all’Aeroporto di Linate. Voluto dalle Istituzioni e dalla Sea (società di gestione gli aeroporti milanesi), il “bosco” ospita al centro una piccola lapide commemorativa e la scultura “Dolore Infinito” dell’artista svedese Christer Bording, donata dalla SAS (Scadinavian Airlines, compagnia aerea del velivolo di linea coinvolto nell’incidente) ai familiari delle vittime.

Più recentemente la realizzazione del nuovo canile/gattile del Comune di Milano, ubicato nell’area dell’ex Cascina Molino Codovero ed inaugurato nel 2008, occupa una superficie di circa 35.500 mq ed è composto dall’ex cascina demaniale, che ospita all’interno gli uffici direzionali, amministrativi e veterinari, da otto padiglioni in cui vengono accuditi i cani (capienza max 300 animali) e da un padiglione in cui vengono accuditi i gatti (capienza max 200 animali).

Ed ancora, la creazione del campo da golf, localizzato ad Est della prima parte di Via Taverna ed inaugurato nel 2013, occupa un’area verde, in precedenza coltivata, di 115.000 mq. affidata in concessione. Il campo pratica è stato realizzato con doppio schieramento contrapposto di battitori, misura 290 metri ed ospita sei buche par 23, per complessivi 1.600 metri.

Se il parco urbano è liberamente fruibile dalla collettività, il parco agricolo invece non è accessibile alla cittadinanza in quanto affidato dal Comune ad imprenditori agricoli e pensionati che lo destinano a coltura estensiva o ad orto urbano per scopi commerciali o personali.

Elementi storici

Il Parco Forlanini (urbano ed agricolo) ha anche una certa rilevanza storico-archeologica, includendo al suo interno undici cascine in parte ristrutturate ed in parte da riqualificare.

Questi complessi edilizi presentano la tipica tipologia a corte, espressione dell’economia agricola e contadina, e sono composti da più corpi di fabbrica, distinti per tipologia architettonica e funzione: le abitazioni, le stalle, i fienili, i locali per la produzione e i magazzini, raggruppati intorno al cortile, che è il luogo in cui si sviluppa la vita sociale e produttiva della cascina.

Le cascine della fascia suburbana erano dotate di superfici limitate di terreno, variabili dai 4 ai 5 ettari, spesso frazionati, e sviluppavano la produzione cerealicola, ortofrutticola e viticola; tali produzioni erano sostanzialmente rivolte all’autoconsumo e solo le eccedenze venivano immesse sul mercato cittadino.

Tra le cascine del parco urbano citiamo la Cascina Taverna, la Cascina Casanova, la Cascina Salesina (che da nome al laghetto), la Cascina Villa Landa, il Mulino della Composta e la Cascina Case Nuove. Tra le più antiche citiamo la Cascina Villa Landa e la Cascina Casanova censite nella mappa della Pieve di Segrate del 1569. Le cascine più vecchie in assoluto però sono presenti nel parco agricolo ed appartengono all’antico nucleo di Cavriano: di queste ne abbiamo la prima notizia da una pergamena del 1014 (17 luglio 1014, per la precisione), indicante la concessione di un campo di 14 pertiche alla Chiesa di Santa Maria Valle di Milano da parte dell’Arcivescovo Arnolfo.

Il progetto di Byrne del 2002

Come già analizzato in precedenza, il Parco oggi si vede suddiviso in due blocchi distinti, di cui uno piuttosto degradato e difficilmente percepibile, anche a causa degli edifici e degli ostacoli presenti (manufatti abusivi, macerie, barriere, ecc.) tra la Tangenziale Est e la massicciata della ferrovia Milano-Bologna\Genova.
Pertanto, con lo scopo di ricostituire unitariamente tutta l’area del parco, nel novembre 2001 venne indetto dal Comune di Milano un Concorso Internazionale di Progettazione denominato “Nuovo Parco Forlanini”,  nel quale, nel giugno 2002 la giuria del Comune selezionò, fra le dieci proposte finaliste, il progetto del gruppo del portoghese Gonçalo Byrne – GB Architectos.

La progettazione del “Nuovo Parco Forlanini” era considerata, dalla seconda amministrazione del Sindaco Albertini, come parte integrante della “creazione di un sistema verde” che vedeva oggetto lo sviluppo del verde pubblico e privato di Milano. Infatti dalla Giunta era considerato parte di quell’ampliamento di aree verdi che avrebbe portato la nostra metropoli dagli allora 13.000.000 mq. ai futuri 20.000.000 mq. (nel 2006) di superficie a giardino, nell’intento di avvicinarsi agli standard europei nel rapporto verde/pro-capite.
La politica dello sviluppo verde pubblico definita dal Comune di Milano intendeva inoltre salvaguardare gli ambiti naturali e le aree agricole superstiti intorno alla città, attraverso la pianificazione di una green-belt (cintura verde) per Milano, costituita da una successione di parchi urbani esistenti e di nuova realizzazione, senza soluzione di continuità con i comuni dell’hinterland: dal Parco Nord al Parco Agricolo Sud Milano, in modo da formare un sistema a corona di verde pubblico nella prima periferia urbana.
L’obiettivo di interconnessione doveva essere raggiunto attraverso la creazione di una rete di aree a verde di piccole dimensioni nuove o esistenti, e di percorsi ciclo-pedonali, viali alberati, ecc.
Il “Nuovo Parco Forlanini”, veniva inquadrato nella “cintura verde” Est della città, collegato a Nord con il Parco Lambro e il Parco Maserati (area Rubattino), e a Sud con il Parco Monluè e il Parco di S. Giulia (area Morsenchio-Rogoredo).

Per quanto riguarda l’area vincolata a verde denominata “Parco Forlanini” nel P.R.G. del 1953, essa vedeva una significativa estensione territoriale portandosi a 310 ettari, inglobando nuove aree tra cui lo svincolo via Rubattino della Tangenziale Est e il Pratone dell’Acquabella (Largo Vittorio Sereni).
L’accesso principale del parco doveva essere proprio il Pratone dell’Acquabella, a Nord-Ovest dell’area da ridisegnare. Essa avrebbe dovuto ospitare un centro multifunzionale, servizi alla ferrovia e un insediamento di attività ricreative tra cui strutture di ristorazione. A Sud, nella prima parte di Viale Forlanini era invece definito uno spazio dedicato a concerti e ad altre manifestazioni culturali.

Byrne aveva intenzione di proporre e interpretare i temi della campagna lombarda nella loro connotazione agricola, con una scelta di essenze arboree che riprendeva le specie autoctone della Pianura Padana. L’acqua era il filo conduttore di tutto il progetto. Venivano riqualificati e ridisegnati gli argini del Fiume Lambro, delle rogge del parco, e del Laghetto Salesina, che veniva ampliato e ripensato con argini geometrici. Nel progetto venivano prese in considerazione anche le aree agricole, tra queste anche gli orti urbani, ubicati in varie zone del Forlanini, ma in particolare sul lato orientale, a cavallo della massicciata ferroviaria, quasi a stabilire una zona di transizione graduale tra la città compatta e l’area più propriamente agricola.

Alla presentazione del progetto vincitore, Byrne dichiarò: “Abbiamo cercato di costruire un parco che aiutasse le persone a ‘svegliarsi’, a vedere e a prendere coscienza di un insieme di processi di cui si dimenticano e da cui spesso si allontanano: fenomeni comuni, come la successione delle stagioni, o la crescita degli alberi, ma così profondamente significativi in rapporto alla dimensione reale delle loro vite e alla dimensione delle loro vite in relazione al mondo esterno. […] In questo progetto il parco assume una funzione importante dal punto di vista territoriale, poiché si configura come opportunità di recuperare anelli spezzati, collegamenti difficili, attraverso la ricostruzione di connessioni che aggirano o oltrepassano l’ostacolo”. Nelle parole dell’architetto, condivisibili, si poteva ricercare la volontà di restituire alla collettività un’area vincolata a verde dal 1953, che si era lentamente degradata ed erosa dalle nuove costruzioni nelle sue estremità Nord e Sud, e quindi da rivalorizzare, poiché mai percepita e fruita come parco dalla cittadinanza.

Il Progetto “Grande Parco Forlanini” del 2016

L’impraticabilità attuativa del progetto di Byrne dovuta alla mancanza di fondi (la spesa prevista era di 30.000.000 di euro), ha portato l’amministrazione cittadina e  l’Assessora al verde Chiara Bisconti  a rivisitare con modalità differenti il progetto del Parco Forlanini.

Per conoscere più in dettaglio gli interventi previsti, abbiamo incontrato nella redazione di QUATTRO l’architetto Gianni Dapri, esponente dell’Associazione Grande Parco Forlanini, e abbiamo partecipato ad una riunione in Consiglio di Zona 4, in cui il dottor Tommaso Goisis, collaboratore dell’Assessora Bisconti, e i progettisti del Comune di Milano hanno illustrato il nuovo disegno dell’area, denominato “Grande Parco Forlanini”: si tratta  di una proposta ex-novo,  frutto di un processo di progettazione partecipata che ha visto coinvolti numerosi stakeholders (portatori di interesse), tra cui L’Associazione Grande Parco Forlanini, L’Associazione Green City Milano, il Politecnico di Milano e l’ERSAF (Ente Regionale per i Servizi all’Agricoltura e alle Foreste).

L’inquadramento di questo intervento si iscrive come collaterale a quello partito nel 2012-2013 che ha riguardato la rete ecologica collegata all’asta fluviale del Fiume Lambro (progetto “RE Lambro”), da Cascina Gobba a San Giuliano Milanese, finanziata, al momento, con 470.000 euro da parte Fondazione Cariplo.

L’obiettivo del disegno del “Grande Parco Forlanini” è quello di connettere il parco agricolo con il parco urbano (e in prospettiva all’Idroscalo, nel Comune di Segrate), oggi interrotti dalla presenza al centro della Tangenziale Est e del Fiume Lambro. L’intenzione del Comune è quella di collegare con un percorso ciclo-pedonale, Piazza San Babila con l’Idroscalo, seguendo il tracciato S. Babila-Monforte-Concordia-Indipendenza-Plebisciti-Argonne-Parco Acquabella-Parco Forlanini-Novegro-Idroscalo.

L’operazione è stata suddivisa in fasi successive: quelle illustrate alla cittadinanza sono essenzialmente due:

  • una prima fase, dal costo di 600.000 euro, ha per oggetto la creazione di un percorso ciclo-pedonale e per i mezzi agricoli, dalla Stazione Forlanini FS (Ferroviaria e della futura Metropolitana 4) al Fiume Lambro, all’interno dell’area del parco agricolo, attraversando un sottopasso ferroviario esistente tra Via Ardigò e Via Gatto e transitando sotto le campate del “Viadotto Parchi” della Tangenziale Est. Il tracciato ripercorrerà i sentieri interpoderali esistenti, che saranno riqualificati e completati da alcuni percorsi nuovi: essi saranno tutti smarinati e messi in piano, e varieranno da un’ampiezza di 2,50 a un’ampiezza di 3,70 metri. Il percorso ciclo-pedonale Ovest-Est all’interno dei campi agricoli avrà un circuito ad anello. I sentieri nel parco agricolo, in alcuni tratti, avranno ai lati la piantumazione ex-novo o la sistemazione esistente di specie arboree. Ai sentieri sarà affiancata, in particolare nella zona a Nord in direzione Via Tucidide-Via Corelli, la creazione di aree sosta con panchine, un’ area fitness con attrezzatura, un’ area giochi per bambini, due aree cani e alcuni piccoli boschetti;
  • una seconda fase, dal costo di 2.400.000 euro, riguarderà la progettazione e la realizzazione di una passerella ciclo-pedonale sul Fiume Lambro, ideata e realizzata da Metropolitana Milanese; l’opera connetterà il parco agricolo al parco urbano.

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Le due fasi descritte sono interamente finanziate come opere di compensazione sul territorio per la realizzazione della M4 (3.000.000 di euro).
Per fine aprile 2016 sarà completato e fruibile l’anello ciclo-pedonale sterrato nel parco agricolo, attraverso l’accesso dal parcheggio di Via Tucidide, in attesa della riqualificazione del sottopasso ferroviario esistente della Stazione Ferroviaria Forlanini FS. Per la passerella sul Lambro, invece (fase 2), bisognerà attendere ancora, ma dal Comune hanno garantito che verrà realizzata prima dell’inaugurazione della M4.

Conclusioni

Frequentato soprattutto da giovani e sportivi, e collegato dagli autobus urbani 73 e 38 (transitanti rispettivamente in viale Forlanini e in via Corelli), il Parco Forlanini conserva una buona salute ambientale ed una positiva reputazione diffusa tra i milanesi (nonostante il rombo celeste dei motori degli aerei che decollano dall’Aeroporto di Linate). Questi primi interventi serviranno ad aumentare la fruibilità dell’area, mentre per la riqualificazione di altre aree ora occupate dai cantieri della M4 bisognerà aspettare il completamento dell’opera.

                                                                Andrea Soggiu
Dottore di Ricerca in “Geografia Umana e Fisica”

 

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