“Il bacio”: Barbara De Rossi al Teatro Delfino

di Luca Cecchelli

Dopo il successo di Medea Barbara De Rossi torna in scena a Milano in coppia con Francesco Branchetti nella nuova produzione della Foxtrot Golf Il Bacio di Ger Thijs. Sipario 4 ha intervistato l’attrice romana che ci ha parlato del nuovo spettacolo e dei suoi progetti per il futuro.

Dopo Medea torna a calcare il palco interpretando, con Francesco Branchetti, lo spettacolo Il bacio del drammaturgo olandese Ger Thijs. Come è nato il sodalizio artistico con Branchetti?

«Il sodalizio è nato in occasione del mio ritorno in teatro con la Medea di Anouilh dopo 20 anni di assenza dalle scene, dedicati a crescere mia figlia. Ho scelto Medea perché volevo tornare alla ribalta con un personaggio classico di forte impatto, ancora più cupo e potente nella versione di Anouilh. E in quell’occasione, quando Francesco mi propose il testo di Anouilh, si creò subito una bella intesa data la visione comune sul “fare teatro”, con uno sguardo ai grandi attori e registi del passato. E dopo Medea abbiamo scelto Il bacio».

Dopo Medea quale donna porta in scena questa volta ne Il bacio?

«Lo spettacolo racconta la storia di un incontro in un bosco tra un uomo e una donna senza nome. Si tratta di una donna matura che non ha ancora vissuto il vero amore e la vera passione, preda di paure e rinchiusa in una vita fatta di bugie. E lui è un attore fallito che non è riuscito a realizzarsi: due perfetti infelici che si incontrano in questo bosco, magica terra di mezzo nell’intimità della quale si trovano a confessare i loro problemi e le proprie fragilità. Un viaggio interiore, paradigma di infelicità, fragilità, paure e insoddisfazioni affrontate in alcune parti con il tocco leggero e divertente della vena ironica dell’autore, Ger Thijs. Per far sì pensare con leggerezza ma senza superficialità».

La storia racconta di come due vite e due personalità molto diverse possano invece ‘rivelarsi’ l’una all’altra e trovarsi. Parlando di compatibilità sentimentale è più vero il detto “chi si somiglia si piglia” o “gli opposti si attraggono”?

«Secondo me gli opposti si attraggono! E questa attrazione tra due persone avviene comunque quando entra in gioco non solo un’intesa fisica ma dell’anima. É il momento in cui gli esseri umani mostrano la loro parte migliore, quella più bella e più autentica: Il bacio racconta proprio questo momento speciale, l’incontro casuale tra due sconosciuti che si trovano ad aprirsi l’uno all’altro in preda a questa intesa sentimentale».

Titolo è Il bacio. Cosa rappresenta per i protagonisti il bacio?

«Per i protagonisti della storia il bacio è il culmine di un tentativo di vivere qualcosa di estremamente speciale ma in una fase più matura della vita che nessuno dei due fino ad allora, soprattutto la protagonista, è mai riuscito a vivere, o comunque non veramente. In questo caso questo bacio ha un significato un po’ distante rispetto a quello che rappresenta solitamente nella vita, cioè quel primo tocco carnale tra due individui al culmine di un’attrazione psicofisica».

Quale significato ha il bacio per Barbara De Rossi?

«Nella mia vita ho vissuto poche relazioni ma molto lunghe forse proprio perché ho sempre dato un grande valore al bacio. Baciare le labbra della persona desiderata o amata per me ha sempre avuto un significato profondo. Il bacio rimane qualcosa di veramente intimo e riservato, rivelatore di un’autentica attrazione: nella vita ho sempre aspettato questo momento con grande attenzione. Persino nel mio lavoro non ho mai amato molto interpretare scene che prevedessero baci perché sono sempre stata molto riservata da questo puto di vista, proprio per questo motivo».

Altra faccia della medaglia dell’amore come intesa dell’anima è la passione maniacale che sfocia nell’efferatezza nei confronti delle donne. Chiedo a lei che ha avuto modo di conoscere molte storie di amori sbagliati e malati presentando trasmissioni quali Amore criminale su Rai 3 e Il terzo indizio su Rete 4: cosa sta succedendo in questi tempi?

«Il mio impegno civile nei confronti delle donne è cominciato nel 1998 con la mia associazione. Le esperienze televisive hanno poi appresentato il coronamento di un percorso cominciato anni prima grazie al quale ho avuto modo di raccogliere centinaia di testimonianze: quello che ho potuto capire dalle vittime che ho conosciuto è che l’unica colpa delle donne che subiscono queste situazioni malate – se di colpa si può parlare – è solo la richiesta di un grande bisogno d’amore. Alla ricerca di questo amore molte donne vengono intrappolate in meccanismi sbagliati ai quali vengono sottoposte da persone che sanno molto bene quali tasti toccare per ridurle in stato di sudditanza. Le donne che subiscono queste situazioni spesso rinunciano alla propria dignità in nome di qualcosa che non è amore; e questi uomini, demolendo la dignità della vittima nelle proprie insicurezze, trasformano l’innamoramento in isolamento. Una forma di sudditanza che prende le mosse da un retaggio culturale sbagliato su cui bisogna intervenire. Nelle mie trasmissioni cerco continuamente di segnalare quali sono quei campanelli d’allarme che spesso le donne sentono troppo tardi. A mio parere poi andrebbe resa molto più severa la legge sullo stalking, chiaramente quando provata, e aumentata la protezione delle donne che hanno avuto il coraggio di sporgere denuncia. Molte donne continuano a morire perché certi strumenti non sono ancora efficienti. Io per parte mia contribuisco non solo con i miei programmi ma in prima linea: per me è un impegno umano e civile che porto avanti da sempre».

Debutto con cinema e tv, al teatro giunge relativamente tardi con “L’anatra all’arancia” nel 1997. Da quale di questi settori, alla luce della sua lunga carriera, ha avuto più soddisfazioni?

«Per quanto riguarda il cinema ricordo l’incontro con Franco Rossi, eccellente regista che da giovanissima mi diede la prima impronta. Ho avuto tante soddisfazioni, una formazione grazie a grandi autori, partner meravigliosi e film che ho nel cuore come La Piovra di Damiani. In tanti anni poi ho avuto la fortuna di fare tante belle esperienze ma il teatro resta però il settore che mi ha regalato di più professionalmente: l’attesa dello spettacolo e la sinergia col pubblico sono sempre la vera prova senza appello per un attore».

Tornando, per chiudere, alla sua carriera teatrale da poco ripresa: a quali ruoli punta per il suo futuro?

«Nel mio percorso artistico vorrei ancora affrontare ruoli da teatro classico interpretati da grandi attrici del passato come Anna Proclemer che continuo a ricordare con stima infinita. Vorrei continuare la mia carriera con un occhio a quel passato tanto grandioso».

 

IL BACIO

2 – 5 febbraio 2017

 

di Ger Thijs

Traduzione Enrico Luttmann

Con Barbara De Rossi, Francesco Branchetti

Regia Francesco Branchetti

Scene Alessandra Ricci

Musiche Pino Cangialosi

Produzione Foxtrot Golf

©L.C.

Milano, 31 gennaio 2017

©Riproduzione vietata

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