Lo “Spirito allegro” di Leo Gullotta

di Luca Cecchelli

Spirito allegro, elegante commedia di Coward che debuttò nel 1941 a Londra fu da subito un grandissimo successo, con una tenitura di ben 1997 repliche. Lo spettacolo per la regia di Fabio Grossi in tournée da due anni, dalla scorsa settimana è arrivato anche a Milano. Sipario4 ha intervistato Leo Gullotta.

Torna in scena un dramma ambientato all’inizio del secolo scorso: quale è l’attualità di questa commedia?

«Coward scrisse questa commedia quando l’Inghilterra era in guerra per esorcizzare la sensazione di paura e morte dilagante. Un periodo storico francamente poco diverso da quello che stiamo vivendo noi oggi. E allora come oggi la commedia vuole rappresentare un pretesto di più per passare una serata scongiurando le paure contemporanee senza fare il gioco di chi ci minaccia. E non solo: è uno spettacolo caratterizzato da gusto, qualità professionale, piacere per l’orecchio (musiche e buona recitazione) e per l’occhio (scene e costumi)».

Piacere per l’occhio: qual è la novità rappresentata dall’allestimento di Fabio Grossi?

«Fabio Grossi ha realizzato un particolarissimo allestimento ispirandosi alla moda dei film di Lubitsch riportando l’ambientazione agli anni ’40, in una scenografia arricchita da musica e ritmo: in particolare il regista ha utilizzato videomapping per ottenere straordinari effetti speciali grazie ai quali verrà animato lo spirito allegro del titolo e non solo…Una nota tecnologica per attualizzare e gustare questo testo raffinato».

Che tappa rappresenta Spirito Allegro per Leo Gullotta?

«Spirito allegro mi dà ancora una volta il piacere di recitare in uno spettacolo che appartiene al teatro con la “T” maiuscola: non solo una commedia perfetta per essere interpretata di questi tempi ma caratterizzata da un umorismo brillante e non volgare, cosa sempre più rara nel nostro paese».

Il mondanissimo romanziere Charles Condomine, grande appassionato di occultismo, per raccogliere materiale per un suo libro, chiede all’eccentrica medium Madame Arcati di recarsi a casa sua per condurre una seduta spiritica.

La situazione sfuggirà a tutti di mano e il malcapitato scrittore si ritroverà assediato dal fantasma dell’irritante e lunatica prima moglie, Elvira, che tenterà in ogni modo di intromettersi tra Charles e Ruth, la seconda signora Condomine, mettendo a rischio il loro matrimonio

 

71 anni e oltre 50 anni di carriera: da giovane si immaginava di diventare quello che è diventato oggi?

«In questi anni ho avuto l’opportunità di prendere confidenza con tutto ciò che un attore dovrebbe custodire nella sua gerla, ovvero la conoscenza completa dei linguaggi dello spettacolo, dal palcoscenico allo studio televisivo. Continuo a far vivere i sogni del bambino che c’è in me ricordando sempre ciò che mi è stato insegnato: qualità, studio, attenzione e l’onestà di poter offrire al pubblico ciò che sono sicuro di poter dare».

Quanto è cambiato il mondo dello spettacolo da quando ha cominciato? Un pregio e un difetto.

«Il pregio, apparente, è che oggi viviamo in un paese dove tutti si occupano di tutto. Il difetto, reale, è che di fatto ciò risulta impossibile perché bisogna saper studiare a fondo e con applicazione ogni materia, compreso lo spettacolo. L’era del web ha avuto sicuramente il pregio di sfornare qualche idea vincente ma illudendo per lo più molti di poter essere subito protagonisti: si è un po’ persa con le ultime generazioni la voglia di compiere con dovuto sacrificio un percorso professionale alla ricerca di maturità, imparando da chi può insegnare qualcosa».

Se è vero il detto che “Catania è la Milano del Sud”, quanto è legato a Milano Leo Gullotta che è catanese?

«Ho tanti bei ricordi artistici a Milano, fin da quando ho iniziato a lavorare. Ricordo ad esempio che all’inizio degli anni Settanta vidi per la prima volta al teatro Odeon in centro la rappresentazione de In memoria di una signora amica di Patroni Griffi, con un giovanissimo Giancarlo Giannini e la meravigliosa Lilla Brignone del Teatro Stabile di Catania. E il giorno dopo sullo stesso palco c’ero io a recitare ne Il giorno della civetta, prima messa in scena del testo di Sciascia. Di Milano ho nel cuore bellissimi momenti ma soprattutto il piacere di lavorare che si respira per strada: ogni volta che ci ritorno mi rendo conto di quanto sia sempre rimasta la stessa».

 

SPIRITO ALLEGRO

9 – 19 febbraio 2017

 

di Noël Coward

Con Leo Gullotta, Betti Pedrazzi, Rita Abela, Federica Bern, Chiara Cavalieri, Valentina Gristina, Sergio Mascherpa

Scene Ezio Antonelli

Musiche Germano Mazzocchetti

Regia Fabio Grossi

 ©L.C.

Milano, 14 febbraio 2017

©Riproduzione vietata


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