Sparlando con Dario Vergassola

di Luca Cecchelli

Dopo i successi teatrali tra il comico e il didattico de “La traviata delle camelie” con David Riondino e il programma televisivo “Sei in un paese meraviglioso” con Veronica Gentili, l’ironico cantautore spezzino Dario Vergassola torna a teatro con i suoi cavalli di battaglia in “Sparla con me”. Questa sera e domani al Teatro Delfino.

Dario Vergassola in “Sparla con me” al Teatro Delfino

Dario, dato il tuo rituale ruolo di intervistatore come ti trovi ad essere intervistato stavolta?

«Meglio intervistare perché quando lo faccio mi pagano invece così devo parlare gratis! Sai da buon ligure…Scherzo (sorride). Come sapete intervistare con cazzeggio mi diverte molto e nello spettacolo di stasera vi racconterò anche alcuni momenti in cui, da intervistatore, mi sono trovato davanti alle risposte imbarazzanti di chi ha tentato di ribattere grottescamente alle mie domande».

Da bambino sognavi di essere Robin Hood, poi sei diventato comico, cantante, conduttore televisivo e scrittore. Cosa è successo?

«Che facciamo sogni più grandi di noi! Ho lavorato come operaio per tanti anni ma sempre con la passione del cabaret più che del calcio. Per questo spesso andavo con la mia 126 allo Zelig di Milano da La Spezia e tornavo a casa alle 5 di mattina come un matto ma era molto affascinante. Finchè un giorno proprio a Zelig ho fatto un provino e a poco a poco sono entrato in quel mondo anche se, con la mia vita da operaio, ci ho messo un po’ a decollare; poi però incredibilmente quella passione è diventata un vero lavoro. E mentre mi sono reso conto che tutto questo accadeva è passata la vita ma vado ancora avanti: come dice mia moglie “Finchè non se ne accorgono te vai!”».

E proprio allo Zelig è nato per la prima volta il Dario Vergassola intervistatore.

«A Gino e Michele piacque come pezzo l’intervista alle belle gnocche con relative improbabili risposte e così ne feci tante: in particolare quella con la Hunziker fu una di quelle che riuscii meglio tanto che, notata in quell’occasione la sua ironica disinvoltura, decisero in seguito di farle presentare Zelig. Il format dell’intervista comica ha avuto successo tanto che poi l’ho riproposto anche in trasmissione con la Gialappa’s Band conversando con i calciatori, che rispondevano esattamente come le veline, e a “Parla con me” condotto dalla Dandini. In quell’occasione ho fatto anche una delle prime interviste a Roberto Bolle. Ricordo ancora il finale quando gli ho urlato “Bolle!” e lui “Sì!?” “Butta la pasta!” (Ride)».

«A Bolle chiesi: lei si mette la conchiglia quando balla? E lui mi ha risposto sì. Allora mi sono gettato sulla sua zona pelvica chiedendogli: “Mi fa sentire il mare?”»

 

Qual è la risposta più bella che ti hanno dato alla domanda più improbabile?

«Quando ho intervistato a Zelig Asia Argento le ho chiesto: “La prima volta che le sono venute le mestruazioni si è spaventata o ha pensato ad uno scherzo di suo padre?” Lei si è trovata in imbarazzo e per superare quel momento mi è saltata addosso e mi ha infilato la lingua in bocca. Se lo avessi fatto io apriti cielo ma lo ha fatto lei e allora tutti ridevano. A questo punto, dopo 20 anni, trovo finalmente il coraggio di confessare di essere stato molestato da Asia Argento! (Ride) Sono rimasto stranito dato che sono un po’ ipocondriaco e ancora dopo 40 anni di matrimonio non bacio mia moglie in bocca».

Autore del cavallo di battaglia Non me la danno mai (lamento dell’armonizzatore): è una canzone ancora attuale o negli ultimi anni dato il crescente successo è cambiato qualcosa?

«Adesso che sono ricco, bello e con i capelli è troppo comodo, mi spiace ma ci dovevano pensare prima le donne: pur di non tradire il mio pubblico se una me la desse adesso non ci starei io! Quella canzone comunque è legata al  periodo in cui ho abbandonato il mio lavoro e la mia vita precedente per dedicarmi a quello che tutti oggi chiamano stand up comedy ma che allora si chiamava cabaret. Una bella emozione».

Giorgio Gaber, Enzo Jannacci e Dario Fo

Ti sei avvicinato al mondo dello spettacolo partecipando nei primi anni novanta anche a “Professione Comico”, manifestazione diretta da Giorgio Gaber. Un ricordo dell’incontro con Gaber dato il recente anniversario?

«Guardavo spesso la televisione e adoravo Gaber, Jannacci e Fo. Basti pensare che all’epoca presi le ferie per partecipare a quella manifestazione: quando ho conosciuto Gaber rimasi basito. La soddisfazione più grande però fu venire a sapere dalla figlia Dalia che quando il padre mi vedeva da Maurizio Costanzo rideva sempre di gusto: mi ha sempre fatto un effetto incredibile. Ho conosciuto anche Jannacci e ho lavorato con lui per un anno, siamo andati in tournée persino in sud Italia, abbiamo passato ore in auto insieme. Io gli aprivo la serata e poi mi mettevo a guardarlo dietro le quinte. Quelli con Gaber, Jannacci e altri sono stati tutti rapporti personali e privilegiati, sempre considerando che io, cialtrone da bar, sentivo di non c’entrare nulla con loro».

«Conobbi una volta in radio Dario Fo e rimasi sconvolto dal fatto che rispondesse a me con la stessa confidenza con cui si parla ad un collega».

 

T piace giocare molto sulla tua condizione umana ma la vita sembra comunque essere stata generosa. Alla fine ride di più chi è più fortunato o chi è più sfortunato nella vita?

«La risata intanto possiede un messaggio molto confidenziale che sa far riflettere e quindi in qualche modo sopravvivere meglio. Io ho gran rughe ma più di risate che di sofferenze perché sono stato molto fortunato. E l’ho scoperto frequentando gli avventori del bar del mio quartiere sfigatello che mi trattano malissimo, andando alle cinque terre in barchetta e mangiando la focaccia anche a dicembre. Prima, senza termini di paragone, mi sembrava una vita di stenti poi ho scoperto che la maggior parte della gente lavora tutto l’anno per poter vivere così».

«È come uno che tromba con una gnocca su un’isola deserta ma senza comparazioni: così anche Belen potrebbe essere la cugina cessa».

 

Stasera tappa a Milano al Teatro Delfino con lo spettacolo “Sparla con me”. Cosa ti lega di più a questa città?

«Il primo viaggio per andare a fare quel provino per Zelig e le serate meravigliose in cui giocavo a biliardino con Claudio Bisio o Paolo Rossi e poi tornavo a casa nominando questi personaggi che in provincia nessuno sapeva chi fossero. Ricordo quando io e altri sei “discepoli” andammo a vedere a Milano i protagonisti di Kamikazen (1987) di Salvatores che nel giro di poco diventarono tutti famosi, soprattutto quando Zelig da spettacolo di nicchia cominciò ad avere una eco enorme per tutti quei comici storici e poi anche per “quelli da due minuti”. Il titolo del romanzo di Stefano Benni “Comici spaventati guerrieri” (1986) era perfetto: eccetto pochi casi eravamo un’accozzaglia di personaggi da periferia da tutta Italia che si trovavano per uno strano richiamo intorno a Zelig».

Dario Vergassola sul palco presenta una delle sue famose canzoni

Di chi sparlerai nello spettacolo?

«Riproporrò sicuramente qualche canzoncina del periodo in cui mi esibivo al Costanzo Show, epoca che ricordo ancora con grande piacere: quando finalmente negli anni novanta calcai quel palco davanti a lui e altri ospiti fu come aprire gli occhi dopo un coma profondo di 30 anni. Poi naturalmente si parlerà della vita di provincia orbitante intorno al bar, ormai piccolo mondo antico e primo centro di igiene mentale omeopatico al mondo con i suoi personaggi meravigliosi, tra amori non corrisposti e tentativi di corteggiamenti; e poi ancora ricordi dell’adolescenza in casa dei genitori, di mia suocera che purtroppo è ancora viva (chi mi segue mi capisce) e delle facce spaurite di quelli o quelle che, ai tempi in cui lavoravo con la Dandini, mi rispondevano senza capire neanche la domanda che facevo, più qualche riferimento all’attualità. Un’oretta di sereno cazzeggio».

«Le donne dicono che basta farle ridere per conquistarle. Fidati devi anche essere figo perché se le fai ridere ma sei un cesso e magari senza soldi non funziona molto».

 

L’intervista impossibile che ti manca?

«Berlusconi. Mi piacerebbe proprio tanto. E sono sicuro che anche lui si divertirebbe come un matto, sarebbe capace di superare ogni domanda con risposte incredibili. Oramai trovo semplicemente fantastico il modo in cui riesce a darla a bere: fino a qualche anno fa sembrava sotterrato dall’odio e oramai è diventato quasi simpatico. Non so, o è un genio lui o sono troppo stupidi gli altri. Glielo chiederò».

 

SPARLA CON ME

12 – 13 gennaio 2018

di e con Dario Vergassola

©L.C.

Milano, 12 gennaio 2018

©Riproduzione vietata

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