Paola Giacometti riscopre Maria Maddalena, tra peccato e santità

di Luca Cecchelli

Debutta il 25 novembre in prima nazionale al Teatro Spazio Tertulliano “L’enigma della Maddalena – Tra peccato e santità”, monologo scritto e interpretato da Paola Giacometti, incentrato sulla figura di Maria Maddalena.

Paola Giacometti nei panni di Maria Maddalena

Maria Maddalena, detta anche Maria di Magdala, venerata come santa dalla Chiesa cattolica e figura descritta, sia nel Nuovo Testamento sia nei Vangeli apocrifi, come una delle più importanti e devote discepole di Gesù. Tra le poche a poter assistere alla crocifissione e – secondo alcuni vangeli – prima testimone oculare e prima annunciatrice dell’avvenuta resurrezione.
Come nasce la voglia di dedicarsi a questa figura e con quali obbiettivi?

«Maddalena è una figura che ha affascinato il mondo intero. Artisti e scrittori hanno cercato nei secoli di afferrarla in qualche modo, nei dipinti o negli scritti. È una figura misteriosa perché sappiamo poco di lei. E questo mistero ha attratto anche me, moltissimo, da tempo. Ho approfondito la sua storia, a partire da quello che si trova nei vangeli – comunque poco rispetto a quello che è stato effettivamente il suo ruolo nella vita di Cristo – mi sono addentrata anche nei vangeli apocrifi, fino ai frammenti di questo messaggio rivelatore che pare Gesù abbia consegnato dopo la risurrezione a lei sola. Proprio perché lei era la discepola prediletta, l’apostola degli apostoli, la tredicesima apostola. Sempre più mi sono addentrata nel mistero della figura storica – o leggendaria, perché intorno a lei si è costruita una vera leggenda e anche bugie, compresa l’accezione di prostituta, più probabilmente una sintesi tra varie figure esistenti all’interno dei vangeli. In Maddalena sono andate a confluire tante figure esistite, per questo è diventata un simbolo. Il suo è un messaggio è meraviglioso, filosofico, si presta a tantissime interpretazioni. E anche io ho dato la mia».

“Maddalena è un simbolo che racchiude non solo varie figure ma a ben vedere anche sfaccettature della donna contemporanea. Così tramite Maddalena ho potuto parlare anche dell’antagonismo tra il maschile e il femminile contemporaneo.
A mio parere racchiude anche i famosi sette demoni da cui Gesù l’ha liberata. Nel messaggio si parla di stadi che l’anima deve affrontare per prendere coscienza e lasciare questo mondo per avvicinarsi al divino”

Come hai lavorato alla stesura del monologo e all’interpretazione di Maria Maddalena?
«Ho raccolto prima molto materiale, seguendo una corposa ricerca storica, poi ho cercato di individuare il percorso che volevo seguire col mio monologo, quali fossero gli elementi che mi interessava riportare all’attenzione dello spettatore moderno, in modo che questo messaggio non venisse perso. Per me è stato un modo per tramandare  messaggi che solitamente non vengono neppure presi in considerazione a scuola nell’ora di religione, o addirittura che non vengono ufficialmente tramandati, a meno di non fare ricerche personali. Questo progetto di scrittura, iniziato prima della pandemia, ha avuto un’ulteriore evoluzione durante il primo lockdown – tanto da avere la sensazione che quello che stessi vivendo fosse addirittura profetico. Non tanto la stesura del mio testo, ma il fatto di occuparmi in quel momento del messaggio di Maddalena, motivo per cui ho sentito ancora più importante essere una sorta di tramite».

“Per la messa in scena mi sono confrontata con il regista Luca Ligato. Registicamente è stato molto rispettoso del testo e tutto quello che ha aggiunto ha dato ancora più forza al mio messaggio. Personalmente sono soddisfatta di quello che è il prodotto finale, ora sarà il pubblico a giudicare”

Qualche anticipazione sulla messa in scena?
«C’è un riferimento a metà tra la Sainte Baume – grotta simbolica nella quale si pensa che Maddalena abbia trascorso gli ultimi anni della sua vita, a sud della Francia – e questo luogo nel deserto in Egitto vicino a Nag Hammadi dove sono stati rinvenuti tutti i suoi codici all’interno di un’anfora rotta. In effetti Maddalena è in qualche modo diventata poi quella stessa grotta. Da quelle rocce escono ricordi e suggestioni che raccontano la sua storia. Lei stessa prende vita nel momento in cui viene scoperta da beduini nel deserto l’anfora con dentro il suo papiro/vangelo insieme ad altri scritti probabilmente destinati ad essere salvati dalla distruzione dell’incendio della biblioteca di Alessandria, per essere poi riscoperti solo nel 1945. Una scoperta recente, a partire dalla quale si sono viste una trentina di pubblicazioni – prima i testi che la riguardavano erano consultabili solo da specialisti o dalla Chiesa – e una nuova divulgazione anche a mezzo cinematografico e teatrale».

“Caso emblematico più recente è Il Codice da Vinci con il mistero dietro L’Ultima cena. E in effetti nel dipinto si incontra questa figura molto femminile, San Giovanni. Dicono che avesse tratti femminili ma c’è sempre qualcosa che non torna nella tradizione ecclesiastica”

Da quale idea sei partita e cosa hai scoperto in questa ricerca?
Che donna emerge rispetto a quella dell’immaginario comune?

«Una donna moderna, di un’attualità sconvolgente. Una donna incapace di sottostare alle leggi del suo tempo e forse, proprio per questo, additata ed emarginata, perché dall’atteggiamento inconcepibile. Maddalena incarna un percorso di identificazione sul femminile, anche a partire dal fatto che i discepoli non credano a questa sua rivelazione. Si tratta di una posizione femminile all’interno di quella società che avrà anche ripercussioni nei secoli, in una tensione verso l’emancipazione. A questo proposito molto interessante anche l’iconografia di Maddalena, veramente immensa. Con Luca abbiamo lavorato sui quadri storici per prendere ispirazione e capire come venisse immaginata.

“Ogni tanto nella messinscena mostriamo dipinti di Maddalena e io mi fermo in posizioni ad essi ispirate. Vorremmo esporre anche all’entrata molti quadri di Maddalena in modo che lo spettatore non solo cominci ad entrare in quel mondo, ma prenda confidenza riconoscendoli poi durante lo spettacolo”

È davvero esistita una storia d’amore tra Maddalena e Gesù, che idea ti sei fatta?
«Io personalmente ne sono convinta. Credo che questa unione tra lei e Gesù fosse effettivamente forte. Perché Gesù non avrebbe dovuto unirsi, anche carnalmente, con Maddalena, se quell’unione era amore o comunque una conseguenza, un compimento dell’amore? Credo non abbia senso che ci sia stata un’astinenza. Su questa cruderie mi distacco evidentemente dalla chiesa cattolica. Un’interpretazione personale pur lasciando però sempre la porta aperta, nel senso che nel monologo lei attraversa tutto quello che su di lei è stato detto. É un “adesso vi racconto che cosa si racconta di me”, quindi anche questo aspetto».

Perché Maddalena viene demonizzata?
«Perché era donna. Tanto è vero che alcuni dei padri della chiesa hanno utilizzato alcune delle frasi del suo messaggio, dei concetti di quel vangelo, ma senza mai specificare che venissero da lì. Concetti riconosciuti anche oralmente. Anche se, come sappiamo, non viene riconosciuto dalla chiesa tutto ciò che non è canonico. San Paolo dice: “La donna impari in silenzio, con tutta sottomissione. Non concedo a nessuna donna di insegnare, né di dettare legge all’uomo; piuttosto se ne stia in atteggiamento tranquillo. Perché prima è stato formato Adamo e poi Eva; e non fu Adamo ad essere ingannato, ma fu la donna che, ingannata, si rese colpevole di trasgressione. Essa potrà essere salvata partorendo figli, a condizione di perseverare nella fede, nella carità e nella santificazione, con modestia…» E lei era donna.

Lo spettacolo debutta il 25 novembre Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Una data simbolica per una donna simbolo di quella femminilità indipendente e destabilizzante? Quale è stata la violenza peggiore subita da Maddalena?
«Forse una delle peggiori: storicamente la violenza dell’oblio. Ma anche in vita, quando non viene creduta dai discepoli, lei che era la loro compagna. San Pietro dice: “Dovremmo dunque ascoltare lei e ricrederci perché una donna parla così?” Era inconcepibile. Forse un uomo, ma una donna non poteva essere anteposta a loro. Penso sia importante portare alla memoria tutto questo».

“Rimane comunque la “discepola tra i discepoli” e colei a cui viene data “la rivelazione” anche se probabilmente gli altri apostoli non hanno mai accettato questa verità”

Partendo dal caso di Maddalena come la vedi oggi rispetto alla condizione femminile?
«Prima ancora dei tempi di Gesù nell’antico codice di Hammurabi la donna schiava valeva 20 monete d’argento e la donna comune 30, mentre solo l’occhio di un uomo valeva 60 libbre d’argento. E oggi quando sento che una donna almeno non deve subire più prevaricazione concludo con una risata. Ci sono state indubbiamente conquiste ma la strada dell’emancipazioe tracciata da casi come quello di Maddalena è ancora lunga».

 

 

L’ENIGMA DI MARIA MADDALENA
25 – 27 novembre, ore 20.30
29 novembre, ore 16.30

di e con Paola Giacometti
Regia Luca Ligato
Produzione Spazio Teatro Tertulliano

©L.C.
Milano, 22 novembre 2021

©Riproduzione vietata

 

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