“Io Vergine, tu Pesci?”: alla scoperta dello zodiaco con Giuseppe Sorgi

di Luca Cecchelli

Dopo le date di marzo e aprile per la terza volta e “a furor di popolo” torna al Teatro Delfino “Io Vergine, tu Pesci?”. Fortunato spettacolo che fonde astrologia e teatro comico di qualità, tratto dall’omonimo libro di Giuseppe Sorgi. L’intervista all’autore e attore siciliano.

Tutto esaurito ad ogni data, nei cartelloni per il terzo anno di fila e un pubblico sempre entusiasta. Come nasce questo fortunato spettacolo, Io Vergine, tu Pesci?
«Sembra la solita, banale, risposta, ma davvero per caso. Certo, nasce dalla mia lontana passione per l’astrologia collegata ai profili caratteriali, non l’oroscopo. Però, sia prima il libro che poi lo spettacolo, non erano assolutamente previsti. Nel 2015 scrissi, sotto invito e ad uso del tutto privato per amici e familiari, un simpatico libello sul segno della Vergine, una vera costante della mia vita. Quel testo, per puro caso finì sul tavolo di Maria Grazia Mazzitelli, direttrice dell’editore Salani. Anche lei, ironia della sorte del segno della Vergine. Anzi…ovviamente (ride)! Una sera mi telefonò, neanche ci conoscevamo, dicendomi che aveva letto il mio scritto: “Mi è piaciuto molto. Se mi scrive tutti e dodici segni così, ne facciamo un libro!”  E dal seguente successo, derivato anche dalle presentazioni del libro, mi hanno poi proposto di farne uno spettacolo. Per ben tre volte ho detto no: non mi piaceva l’idea di mettere in scena questo tipo di contenuti in uno spettacolo comico. E poi invece…hanno avuto ragione ad insistere. Ad oggi lo spettacolo ha registrato oltre 10.000 spettatori».

“Parlare d’amore senza buonismi, coniugando l’astrologia e il sorriso: uno spettacolo sconsigliato a permalosi e casi di sindrome da crocerossina”

Quali sono i segni che ti diverte di più raccontare in scena (con buona pace degli altri)?
«Tutti, davvero. Non c’è un preferito, senza par condicio: ognuno è un quadro. Per ognuno subito pensi a quell’amico, a quell’amore, a quel collega o a quel familiare. O anche a grandi personaggi che fanno o hanno fatto parte del nostro bagaglio. Devo ammettere però che, nel caso di alcuni segni, mi diverte molto la reazione in platea, quello sì. Ad esempio Cancro e Sagittario: i due permalosi dello zodiaco, solitamente si piccano sempre un bel po’ vedendo chi gli sta accanto applaudire con fare liberatorio a certe mie descrizioni (ride)! Evidentemente non proprio in linea con quello che solitamente si suole raccontare del “dolce” cancretto o del “filosofico” Sagittario»

“In una data a Bologna l’attempato e imprudente marito di una signora Cancro ad un tratto dalla platea urlò: “È vero, è tutto verooo!” E la reazione di lei non tardò ad arrivare: dopo qualche minuto la signora tuonò contro di me un sonoro “bugiardooo!”

Cancro

Miti o luoghi comuni più evidenti che ami sfatare di più sui segni?
«Tutti i buonismi. Ovvero tutti quei luoghi comuni che fanno per forza dell’estroverso un simpatico, della vittima un buono o del preciso un razionale. Ad esempio si dice sempre che il Gemelli sia un segno allegro…Sì, prova a dirlo a chi divide casa con un Gemelli! Fra le mura domestiche il Gemelli è spesso di una pesantezza rara. ‘Chiummo’ diciamo noi in Sicilia! O il Cancro di cui prima, dolcissimo sì, ma in famiglia tutti sanno quanto manipoli gli altri in nome delle sue emozioni».

“L’applicazione dell’astrologia in ambito psicologico non è una novità. Inizia con Jung e prosegue fino ai giorni nostri per una strada tempestata di scetticismi e snobismi. Traslare il tutto dentro una confezione teatrale comica invece è decisamente nuovo: in scena dodici segni come dodici tipi umani, o dodici maschere”

Caratteristica del tuo spettacolo è saper integrare all’oroscopo con leggerezza e ironia, ma anche con argomentazioni, l’aspetto psicologico, spesso invece trascurato dall’astrologia. Come sei arrivato a questa sintesi comica, soprattutto in scena?
«Il connubio fra astrologia e psicologia non è certo mio, ci mancherebbe. Jung è stato il primo ad affermare una sintesi fra le due discipline, con grande scandalo di molti psicologi freudiani e altrettanti astrologi fissati con la previsione del futuro. In scena oggi mi rendo conto che è stato azzardato. Anche per questo motivo, come già accennato, per ben tre volte scetticamente avevo detto no. Vedevo difficile farne uno spettacolo. Poi, fidandomi del parere di persone che stimo assolutamente, ho capito che in realtà ero io a non cogliere la giusta chiave, perché non riuscivo a vedere lo spettacolo dall’esterno. Ho allora cominciato a sfrondare le idee da ogni orpello, persino scenografico, tenendo ben presente la piacevolissima atmosfera che si veniva a creare durante le presentazioni del libro. E sono arrivato alla sintesi finale: il racconto. Puro racconto su chi siamo. Certo, mi faceva un po’ paura l’idea di essere solo in scena per due ore e un quarto con uno sgabello, un leggìo e la mia sola affabulazione come contatto col pubblico. Le prime repliche ero molto teso, adesso è una festa ogni sera».

“I riferimenti di questo astrocomico esperimento? Miss Marple, il personaggio frutto del genio di Agatha Christie. Lei valuta la nostra specie secondo tipi umani, osservando gli sconosciuti e trovando in essi punti di somiglianza con quanti conosce personalmente. Con la stessa logica ho portato in scena una guida pratica per scoprire, segno dopo segno, chi ci fa palpitare il cuore e chi il cuore lo essicca, senza tralasciare i nostri moventi. Perché ci attrae quella persona? Perché riproponiamo per l’ennesima volta gli stessi, disastrosi, schemi amorosi di sempre?”

Da quello che hai potuto constatare: che ruolo occupano le credenze astrologiche nella vita degli italiani?
«Sono molto, ma molto più presenti di quanto avessi mai immaginato. E mi stupisce tutt’oggi constatare che l’oroscopo, inteso come “cosa mi accadrà domani”, interessi meno di quanto avessi potuto pensare inizialmente. In realtà interessa molto di più capire l’altro e se stessi. Interessa il perché di certi comportamenti o attitudini. Forse perché l’astrologia è un modo più antico e meno temuto di rapportarsi ad argomentazioni psicologiche».

Giuseppe Sorgi

 Io vergine, tu pesci? vede aumentare il numero di repliche in tutta Italia. Quale credi che sia, più di tutto, la sua forza, oltre al tuo comprovato istrionismo?
«Il fatto che sia uno spettacolo aggregante. Parla di “noi”. In modo liberatorio e un pizzico irriverente. Alla fine ci si racconta tutti insieme, si parla di persone presenti, assenti, amate o detestate. La nostra vita quotidiana. Fra un salto nella mitologia e le citazioni di grandi personaggi, viene fuori di tutto e per tutti. E ogni sera è sempre diversa. Anche perché la scaletta dei segni la fa rigorosamente il pubblico. Non so mai con quale segno si comincerà – anche se solitamente “primeggiano” Arieti e Leoni – e neppure il segno che verrà dopo e perché. Il punto però, soprattutto per me che sono in scena, è un altro: ogni volta che finisco una replica ho sempre la netta percezione di essere stato appieno con gli altri. Ogni volta “siamo stati insieme”. Credo sia questa la chiave di Io Vergine, tu Pesci?»

Si ringrazia Roberta Grillo per la collaborazione.

 

IO VERGINE, TU PESCI?
di e con Giuseppe Sorgi

Sabato 7 maggio ore 21.00

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©L.C.
Milano, 6 maggio 2022
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