Una nuova “Maratona di New York” insieme a Giacomo Andrea Faroldi e Pietro Cerchiello

di Luca Cecchelli

In conclusione di stagione allo Spazio Tertulliano va in scena uno dei testi più famosi di Edoardo Erba, qui diretto e interpretato da Giacomo Andrea Faroldi e Pietro Cerchiello. L’intervista ai protagonisti.

Pietro Cerchiello e Giacomo Andrea Faroldi

Questo spettacolo scritto da Edoardo Erba è andato in scena per la prima volta nel gennaio 1993 con interpreti Bruno Armando e Luca Zingaretti. Voi come vi siete approcciati a questo testo? Avete considerato o preso le distanze da quello e/o altri allestimenti precedenti, sia registicamente che interpretativamente?
G.A.F.: «L’anno di pubblicazione del testo si fa sentire alcuni passaggi, motivo per cui abbiamo scelto di attualizzarlo. Ad esempio c’è una battuta in cui si parla di lire o un riferimento alla “grande Inter” degli anni ’60. Come i personaggi dell’opera anche Pietro ed io siamo vivaci tifosi interisti, così abbiamo riadattato la citazione evocando l’Inter del “Triplete” (2010). Qualche cambiamento dunque e l’aggiunta di alcuni momenti improvvisati, ma sempre in maniera funzionale: abbiamo rispettato molto il testo. Armando e Zingaretti, così come Giammarini e Lupano, sono state coppie uniche nel loro genere, nessuno potrebbe riprodurre la loro prova».

“Noi abbiamo portato noi stessi e le nostre caratteristiche d’attore. Sarà dunque un allestimento ovviamente diverso, si correrà una nuova “Maratona di New York”, anche se alcuni elementi alla fine inevitabilmente tornano sempre”

P.C.: «Credo che La maratona di New York sia un testo incredibilmente potente, motivo per cui ha avuto la possibilità di essere replicato dal 1993 fino ad oggi da diversi cast. Tuttavia il materiale disponibile online è davvero poco. Sia per questa mancanza, ma anche e soprattutto perché interessati a trovare una nostra verità, non abbiamo cercato di rifarci espressamente a nessuna versione precedente. Anche se alcune scelte risulteranno simili: perché arte ed emozioni, in fondo, sono in parte “scientifiche”».

 

Mario e Stefano: l’attualità di questi personaggi?
G.A.F.: «Polemicamente forse Stefano rappresenta quello che la società di oggi ci spinge ad essere, lasciando invece indietro personalità come quella di Mario. Stefano è una macchina da guerra, va avanti imperterrito eseguendo i suoi compiti. Apparentemente sembra che se ne freghi di tutto in nome dell’obiettivo, sia lavorativo, sportivo o relazionale. Attraverso le sue crepe però si può notare una grande fragilità. Mario d’altra parte non ha paura di rivelare la sua fragilità, la sua insicurezza rispetto a sé stesso, al mondo e alle scelte che compie».

“Siamo tutti un po’ Mario e questo ci imbarazza.
Vorremmo avere la tenacia di Stefano,
ma allo stesso tempo Stefano vorrebbe avere un po’ il coraggio di Mario nel mostrarsi”

P.C.: «Mario e Stefano sono due uomini: con passioni, pensieri, sogni, desideri, paure, vittorie e sconfitte. È la loro umanità a rendere i personaggi attuali. All’interno di uno spettacolo che abbatte ogni orpello e trovata concettuale o sperimentale, per parlare direttamente al cuore delle persone».

Che metafora rappresenta questo allenamento e più in generale la corsa senza sosta? E che “percorso evolutivo” compiono dall’inizio alla fine dello spettacolo i protagonisti (senza spoilerare)?
G.A.F.: «Difficile da non spoilerare (sorride)…Si consideri però che Mario e Stefano sono amici da una vita. Anche se si deduce che, oltre a vedersi due volte a settimana per andare a correre, non abbiano altri momenti di condivisione. Per loro questo allenamento è l’unico momento per stare insieme. Dentro la corsa fisica si cela un’altra corsa, che va a tutta velocità: la loro amicizia. Fatta di chiacchiere da bar e di scherzi, ma anche di parole mai dette e dissapori mai risolti, fino ad arrivare ad un vero e proprio conflitto da cui non potranno più sfuggire. E che arriverà a una sua conclusione: perché tutte le corse nella vita devono arrivare alla fine, prima o poi».

P.C.: «La società disegnata da Erba è come un’onda gigantesca in continuo movimento. Mario sta sotto, nuota e corre per non essere travolto. Stefano sta sopra e vive tutto a una grande velocità, in cui ogni cosa perde di significato. Entrambi sono dunque vittime di un’onda, che prima o poi, raggiungerà la spiaggia».

In scena, appunto, correte sempre mentre recitate. Come ci si prepara fisicamente a questo tipo di (insolita) interpretazione?
G.A.F.: «La preparazione non è mai abbastanza…i polpacci si lamentano sempre! Correre sul posto è molto faticoso. Puoi prepararti correndo normalmente, ma i muscoli in gioco e l’impegno in scena sono diversi. Comunque con un buon allenamento si riesce a gestire tutte le componenti. E proprio come dice Stefano a Mario “entri in un’altra dimensione”…»

P.C.: «Si corre, si piange e si suda. E poi, come per magia, tutto succede. E si ride…»

“Ci sono testi che segnano una tappa decisiva nella storia del teatro perché rappresentano lo spirito del tempo, una visione del mondo, un modo di sentire o una nuova estetica. La maratona di New York può a buon diritto essere annoverato tra i capisaldi della drammaturgia italiana contemporanea, in quanto struttura dialogica e soluzione scenica raggiungono una corrispondente portata innovativa, grazie a una sintesi creativa armoniosa e arcana” (Tiberia de Matteis).
Un breve commento rispetto alla vostra esperienza.
G.A.F.: «Mi trovo assolutamente d’accordo col commento di Tiberia De Matteis. La maratona di New York può essere considerato un classico per i temi universali e senza tempo che porta, un testo unico per la messinscena e lo sviluppo dialogico. Nella mia esperienza non ho mai trovato altro testo che mi segnasse così tanto. Personalmente lo conoscevo da molto tempo e da anni “rincorrevo” la possibilità di portarlo in scena. É stato in grado di donarmi una ricchezza inestimabile e allo stesso tempo un vuoto incolmabile. Consiglio a tutti di vederlo perché è un’esperienza molto toccante».

“In soli 50 minuti, mentre due attori corrono sul posto, si mette a nudo la vita”

P.C.: «Ho letto di recente il parere di alcuni critici rispetto un importante progetto teatrale italiano. Molti di essi si lamentavano di proposte ricche di contenuti, ma prive di interesse verso il nuovo e la sperimentazione. Ecco io credo che La maratona di New York sia un testo geniale, potente e universale. Un classico, avrebbe detto Calvino. Un’opera coraggiosa, in cui una semplice storia basta a emozionare. Assolutamente da vedere».

 

LA MARATONA DI NEW YORK

10 – 11 giugno, ore 20.30
12 giugno, ore 20.00

di Edoardo Erba
Diretto e interpretato da Giacomo Andrea Faroldi e Pietro Cerchiello
Produzione Teatro Spazio Tertulliano
Durata spettacolo in scena ‘50

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©L.C.
Milano, 7 giugno 2022
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