Maddalena Crippa e “Il Compleanno” di Peter Stein

di Luca Cecchelli

Dopo l’avventura de “I Demoni” (2010) Tieffe Teatro torna a collaborare con Peter Stein, tra i massimi registi della scena contemporanea a livello mondiale, in una delle opere di maggior successo del premio Nobel Harold Pinter, “Il Compleanno”. In scena fino al 13 novembre. L’intervista all’attrice Maddalena Crippa.

L’attrice Maddalena Crippa e compagna del regista Peter Stein

Il tuo rapporto con Pinter e questo testo in particolare: che esperienza è per te recitare nella seconda commedia più rappresentata dell’autore inglese?
«Per me è la prima esperienza con Pinter, in assoluto. Non lo avevo mai affrontato prima e si è rivelata una prova bellissima, che non avevo colto da una prima lettura. Spesso gli attori non sanno leggere la grandezza di un testo a prima vista: solitamente non si riesce ad avere la percezione di ciò che esso possa sprigionare finché non lo si mette in scena. Cosa appunto capitatami con questa regia di Stein, capace di un’attenzione e un rispetto nel portare in scena la parola, rendendo evidenti e apprezzabili per il pubblico tutte le sfaccettature di quest’opera, da quelle comiche a quelle inquietanti. Ci sono continui cambi di atmosfera, dalla placida quotidianità al terrore e all’inquietudine, sempre nel tentativo di altalenare il baricentro della storia».

 “Questo testo è stato per me una rivelazione, non avevo capito subito
tutte le sue potenzialità”

Harold Pinter

Scritta nel 1957, prima rappresentazione nel 1958, fu in realtà un fiasco, poi ebbe ottime recensioni e oggi è un caposaldo. Questa “commedia della minaccia” è un testo che a tuo giudizio sente il passare del tempo rispetto alle tematiche che propone?
«Quello che capita a Stanley continua a succedere in maniera altra a noi tutti. Anche oggi, in questo mondo iperconnesso. Magari non si rischierà che due persone possano fisicamente venire a lobotomizzarti o ad annullarti, ma tutto quello che ci circonda però agisce profondamente e subdolamente in questo senso. Non la sento un’opera datata: possiamo riscontrare quotidianamente la minaccia che contiene. Questo testo ha un riverbero pazzesco, tanto più se si pensa che risalga al 1957».

“I 63 anni che sono passati dalla creazione de “Il Compleanno” di Harold Pinter
non hanno tolto niente del suo effetto enigmatico ed inquietante”

Meg, il tuo personaggio: come è stato lavorarci?
«Per me lavorare su Meg, questa anziana dal forte accento lombardo – in parte mia iniziativa – una donna a dire il vero un po’ idiota e cocciuta è stata una grande gioia e sfida. Una grande gioia perché nella mia carriera non ho avuto possibilità di avere molti ruoli “comici”. E una sfida perché tutta l’arte che c’è dentro questo spettacolo è radicalmente legata al lavoro sulla parola.

“Io sono una paladina del teatro di parola: per me la parola è quella che ha più sfaccettature, significati e possibilità.
Ed è richiesta una vera arte”

Nello spettacolo – a parte il caso di Goldberg e delle sue volute ridondanze – le battute di tutti i personaggi sono minime, botta e risposta, pause e sottotesti, legate a quella quotidianità che ci appartiene. Da qui la necessità di stare attenti a precisare e non aggiungere, di rendere tutto con una pulizia assoluta. Un lavoro imposto dalla grande arte di Stein: oggigiorno sono rimaste poche personalità che si adoperano con gli attori in un lavoro specifico sulla parola».

“Il Compleanno”, una scena. Foto Tommaso Le Pera

Riguardo questo tipo di lavoro immagino abbia contato anche la scelta del cast e la modalità delle prove in “ritiro” un mese e mezzo in Umbria.
«Dopo l’esperienza tra prove e approfondimento penso che il risultato sia notevole. Tutti noi attori abbiamo vissuto insieme e questo è stato possibile grazie allo spazio creato da me e Peter. Tutti noi in particolare avevamo già lavorato con Peter ed è stato fondamentale per la costruzione di questa compagnia, senza protagonisti. La relazione in scena è fondamentale, di conseguenza in riferimento alla comunità alla quale ci si riferisce perché parla di noi in relazione, non monologando. Vivere insieme un mese e mezzo crea una comunità vera, una coesione rara. Sento che in questo caso abbiamo raggiunto un preciso livello sinergia, altissimo e veramente “giocato”. Forse anche perché si tratta di una maniera non molto più frequentata nel nostro panorama. Questo è un valore aggiunto che però sicuramente passa anche nello spettacolo».

“Sono d’accordo con Stein: per me il teatro sta nell’ensemble”

Qual è il rapporto tra pazzia e omologazione in scena?
«Sono giocate tutte e due. Considera il tentativo di stupro in Stanley e quello di strozzamento di Meg. E soprattutto quanto siano contemporanee, per tornare ad una tua precedente domanda. Qualche giorno fa la Rai doveva fare un’intervista a Peter ma è stata rimandata per l’omicidio ad Assago. L’omicida ha dichiarato di aver commesso quel gesto perché vedeva gente troppo felice. Una dichiarazione che rispecchia la nostra società che non sta proprio bene e che mi ha fatto venire in mente una connessione col teatro dell’assurdo. Un po’ come quello che era accaduto a Beckett. Questo spirito si ritrova nell’opera Il compleanno.

“La cosa bella di questo testo è che le connessioni sono aperte, non chiuse. La capacità straordinaria di Pinter è che si ritrova la minaccia,
non la chiusura della minaccia.
Non c’è mai la certezza, questa è la sua forza”

Sono tempi difficili.  Ancora tempi difficili: la salute, la guerra, i problemi economici, è un momento duro. Però la possibilità di stare insieme con questa immersione a teatro la trovo in qualche modo salvifica. Fortunatamente, almeno, il teatro torna a fare la sua parte dopo gli ultimi due anni.  E quanto abbiamo bisogno di questo trovarci tutti insieme a provare dal vivo delle sensazioni. Qualsiasi altra arte non riesca a fartelo provare come il teatro».

Il regista Peter Stein fotografato da Tommaso Le Pera

Peter Stein ha dichiarato: «Harold Pinter è uno da mettere in scena senza allontanarsi da quanto scrive: smontarlo e interpretarlo sarebbe come voler ridipingere la Monna Lisa». Qual è il plusvalore della regia di Peter Stein?
«Direi sicuramente questo know-how del rispetto della parola correggendoti per equilibrare il tiro con il sottotesto, sapendo quello che dal testo deve uscire e quello che deve stare dietro. E, cosa più importante, senza voler necessariamente cavarci altri messaggi. Nel momento in cui si porta in scena Pinter è necessario che venga fuori Pinter. Opera tra l’altro ammirevole considerato che la scrisse a soli 27 anni. Ed era già un genio perché se ti addentri nel testo scopri una costruzione davvero precisa, una trama ad orologeria. Questo però si scopre se hai davvero l’umiltà di voler scoprire cosa Pinter voleva dire, non Stein. Un approccio all’opera d’arte per far uscire l’opera d’arte, non la visione del regista. Sempre più raro vedere classici integrali, senza che siano ridotti a nuovi usi e consumi. In questo senso è ammirevole la grande umiltà e rispetto di Stein nel tentativo di portare alla luce esclusivamente quello che Pinter vuole dire».

“Io non sono d’accordo sulle rivisitazioni o peggio le manipolazioni dei classici. Se qualcuno ha necessità di esprimere un suo messaggio scriva qualcosa di suo, di nuovo, senza appropriarsi di quello altrui.
Si prenda la sua responsabilità senza piegare altre opere alle sue esigenze,
perché così facendo qualcosa va perduto
ed è santo quello che si perde”

“Il mio stile non è molto richiesto di questi tempi” avrebbe appunto affermato Stein. Aggiungendo che forse questo sarebbe stato il suo ultimo spettacolo.
«É proprio così. Chiaramente mi auguro che non sia l’ultimo spettacolo ma Peter ha comunque 85 anni. Per questo credo che sia i giovani che chi ama il teatro non debba perderlo. E proprio perché è sempre più raro assistere a lavori del genere. Oltre alla gioia di aver dimostrato che l’opera funziona ancora».

“Lo spettacolo ti aggancia in ogni momento, annulla il tempo diventando un saliscendi di emozioni, dalla risata al turbamento. Alla domanda: “chi siamo noi?” non possiamo mai rispondere perché una falsa od oscura memoria
si mischia con la nostra voglia di metterci in scena.
Questo sta al centro di questo compleanno d’orrore”

 

Si ringrazia Linda Ansalone per la collaborazione.

IL COMPLEANNO
27 ottobre – 13 novembre 2022

di Harold Pinter
Traduzione di Alessandra Serra
Con Maddalena Crippa, Alessandro Averone, Gianluigi Fogacci, Fernando Maraghini, Alessandro Sampaoli, Emilia Scatigno
Regia Peter Stein
Assistente alla regia Carlo Bellamio
Scene Ferdinand Woegerbauer
Costumi Anna Maria Heinreich
Disegno luci Andrea Violato
Assistente alla produzione Cecilia Negro
Produzione Tieffe Teatro Milano/TSV-Teatro Nazionale/Viola Produzioni srl
Durata spettacolo in scena
100 minuti I e II atto – 15 minuti intervallo – 30 minuti III atto

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©L.C.
Milano, 3 novembre 2022
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